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Bonus figli non sarà in manovra: mancano le coperture. Quota 100, stop nel 2021

Logo Il Messaggero Il Messaggero 5 giorni fa
Bonus figli slitta, Misiani: «Non sarà in manovra». Quota 100, stop nel 2021 © Ansa Bonus figli slitta, Misiani: «Non sarà in manovra». Quota 100, stop nel 2021

L'assegno unico per i figli o bonus figli (si era parlato di 240 euro al mese per ciascun figlio fino ai 18 anni) non sarà in manovra e quindi non vedrà la luce nel 2020. Restano le misure per aumentare gli asili nido e renderli gratuiti per i ceti medio-bassi. Quota 100 non sarà rinnovata mentre rimane e sarà migliorato il reddito di cittadinanza. E' quanto spiegato dal viceministro all'Economia Antonio Misiani al Senato.

«Le politiche per il sostegno alle responsabilità familiari rappresentano una strategia di lungo respiro che vogliamo ampliare con più strumenti, con il riordino e la semplificazione dei diversi strumenti - ha spiegato - Abbiamo vari bonus, non un assegno unico a sostegno dei figli a carico come in Germania, Francia, Gran Bretagna. Il riordino di questi strumenti è l'obiettivo di medio periodo perché un tema di grande complessità: non riusciremo a affrontarlo in questa legge di bilancio». 

In legge di bilancio ci saranno però misure per «ampliare l'offerta di asili nido e azzerare le rette per le famiglie a reddito basso e medio. È un primo passo», sottolinea Misiani. «Abbiamo il tasso di occupazione femminile del 50% inferiore di 18 punti al tasso di occupazione maschile e quello di 13 punti al tasso medio europeo. Abbiamo donne istruite e competenti che potrebbero dare il loro contributo lavorativo e non possono farlo per un'offerta di nido molto inferiore a quella europea e molto sperequato sul territorio. Inoltre le rette pesano enormemente sui bilanci delle famiglie»

Quanto a Quota 100, non sarà rinnovata. «Sta costando molto meno delle previsioni iniziali, è una misura transitoria, che finisce nel 2021: è intenzione del governo non rinnovarla alla scadenza. Abbiamo in mente un modello diverso», spiega il viceministro.

Resta, invece, il reddito di cittadinanza che anzi verrà migliorato. «Rafforzare una misura strutturale contro la povertà credo che sia, dal punto di vista dell'allocazione delle risorse, una scelta sacrosanta. È ragionevole mantenerlo e migliorarlo dal punto di vista del funzionamento», continua Misiani. «L'avvento del reddito di inclusione e di quello di cittadinanza - aggiunge - ci permette di quasi colmare il divario» con la media della spesa europea in questo ambito.

Il nodo evasione. «I sette miliardi di euro» stimati in legge di bilancio come coperture dalla lotta all'evasione «verranno conseguiti con una pluralità di interventi», sottolinea. «C'è una incentivazione per la moneta elettronica, senza alcuna penalizzazione per chi paga in contanti, non c'è tassa sui bancomat: c'è la volontà di incentivare fortemente l'uso degli strumenti digitali di pagamento perché il futuro va in quella direzione. Questo aiuta a recuperare una somma importante di gettito, così come il contrasto delle compensazioni indebite, fiscali e contributive e così come un migliore incrocio delle banche dati già in possesso dell'autorità finanziaria. Ci saranno interventi sull'evasione fiscale dei prodotti petroliferi».

«Questo governo non può essere accusato di scarso coraggio sul tema della riduzione fiscale. Ridurremo la pressione fiscale 2020 rispetto a quella gravata nell'anno che si va a concludere». «Nel 2020 la spesa sul debito pubblico tornerà a essere inferiore a quella per l'istruzione. Riusciamo a invertire questa tendenza che si trascina da molti anni. È una buona testimonianza di un governo che vuole lavorare con serietà e determinazione».

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