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Cuperlo: "Se Pd si rompe è sconfitta per tutti. Delrio e il fuorionda? Anche renziani consapevoli della gravità"

Logo La Repubblica La Repubblica 17/02/2017

ROMA - Come evitare una scissione nel Pd? Come difendere i principi della sinistra rimanendo nel partito? Come affrontare l’Assemblea dem di domenica, le probabili dimissioni di Renzi, il Congresso e le future elezioni? Gianni Cuperlo, ex segretario del partito ed esponente della sinistra dem, risponde a queste domande e quelle inviate da lettori nel videoforum di RepTv condotto da Massimo Giannini e Laura Pertici.

Il fuorionda di Delrio: "Renzi, neanche una telefonata...". Il ministro ha tentato di ricomporre. C'è margine per ricomporsi?

© Fornito da La Repubblica

"Non so, sono turbato da quanto accade. L'eventuale rottura rappresenterebbe una sconfitta per tutti. Mi pare ci sia una distanza tra la portata di questo evento e ciò che rappresenta nella sinistra di questi anni e le radici di questo progetto. Vederlo fallire è qualcosa che colpisce. Mi auguro, io ci provo, che ci sia un sussulto di coscienza di chi ha la responsabilità primaria dell'esito, Renzi in primis. Questo fuorionda è indicativo della consapevolezza della gravità della cosa anche tra i renziani. Ma se arriviamo a questo momento non è perché si dibatte su una settimana in più per i gazebo".

Video: Pd, Cuperlo: "Scissione sconfitta per tutti, responsabilità fondamentale è di Renzi"

Delrio ha fatto, suo malgrado, il matto di corte. Ha detto in pubblico quello che tutti pensano ma nessuno dice: il Pd è un amalgama mal riuscito, con un leader che non ha costruito una dirigenza alla sua altezza. Il tema è quello, non l'identità, ai renziani interessano le poltrone. Cosa che in chiave difensiva fa la minoranza. Forse il travaglio lo vive solo l'elettorato.

"Non può essere quello il collante, le poltrone e il potere. Se lo è è un errore di tutti. Abbiamo alle spalle passaggi complessi che hanno determinato sconfitte, dalle regionali al referendum. Renzi è partito da qui, con una destra aggressiva che non è quella liberista, ma sovranista e populista. Che richiederebbe alla sinistra le culture per misurarsi con la sua pericolosità. Il Pd in verità è l'espressione di quella svolta del Pci con Occhetto e della fine della Dc, per arrivare in 25 anni al Pd. Quel ceppo, combinato con l'attuale contesto storico, dovrebbe indurre tutti a ragionare. Ma mi sembra sia sottovalutata, in queste ore, la ricaduta: non può essere solo di carattere numerico o percentuale. Attenzione, la politica non è questo. La sinistra in particolare è sangue, carne, passione. E' un popolo. Se si rompe, è secondario 'quanto' perdiamo".

Il rischio di questo percorso è perdere le prossime amministrative?

"So che abbiamo perso le ultime amministrative. Non dappertutto, guarda caso non abbiamo perso dove si è ricostruito il perimetro del Pd. Penso che si vince e si perde assieme. Ma non c'è dubbio che Renzi sia a un consuntivo di un periodo che lo ha visto vincere, arrivare al governo. Oggi l'errore che mette in dubbio la sua leadership è l'aver diviso il suo campo, il suo partito e il Paese sulle modifiche alla Costituzione. Io riesco anche a vedere luce, a non negare il buono anche nelle sconfitte. Ma dico che i leader del passato, di fronte alle sconfitte, hanno sentito il dovere di mettersi da parte per trovare le ragioni del ricostruire. Ho incontrato Renzi e gli ho detto: poniti la domanda, pensi di essere nella condizione di metterti alla testa della ricostruzione? Lui non mi ha risposto".

Sfidare Renzi al Congresso.

"Più che sfidare Renzi al congresso serve costruire un'alternativa credibile. Le categorie della sinistra non hanno retto all'urto della storia, della modernità, della tecnologia. Sarebbe bello avere un congresso che fosse davvero una tempesta di idee. Per dire che abbiamo capito, per ripartire con nuove ricette. Un partito è una comunità, ma questo elemento si è incrinato, si è smarrita la stima personale e reciproca. Se mi viene chiesto: le hai fatte tutte giuste? Io rispondo no. Ma anche gli altri, non le hanno indovinate tutte. Ed è triste assistere invece a momenti di autentica umiliazione. Quando, ad esempio, si è provato a mettere in evidenza gli errori nell'abolizione dell'articolo 18. Vieni trattato come un arnese. Non può essere questa la dinamica interna".

Molti lettori non capiscono. Sono sconcertati: perché la scissione? La minoranza dem non capisce che favorirebbe la destra?

"E' l'espressione di una percezione diffusa e cerco di comprenderla. Dieci anni fa ero nella segreteria dei Ds, si discuteva del passaggio al Pd. Una discussione profonda. Io mi permisi di avanzare preoccupazione su quell'accelerazione. Perché non un processo federativo? Mi venne risposto dalla leadership che eravamo all'epoca al 18% e non era sufficiente. In un tempo storico diverso da quello attuale. Allora lo capii. Ora, l'idea che dieci anni più tardi si possa pensare che di fronte al mondo si riparte dal 18%, capisco le perplessità. Ma dico anche: lavoriamo fino all'ultimo per evitare questa sconfitta, ma mettevevi nei panni di chi nel Pd, se non vede una svolta seria, non può considerarlo la sua casa. Se vivi la politica con questa passione, devi metterti nei panni dell'altro".

Si avvicina l'ora delle scelte. Domani o domenica si capirà. Cuperlo da che parte sta?

"Io ho criticato aspramente Renzi, gli dissi che non aveva la statura del leader, ho votato contro la Buona Scuola. Poi, alla vigilia del referendum, subendo io fortissime critiche, dissi che avrei votato sì. Perché ritenevo il progetto in pericolo. Io penso davvero che la rottura del Pd sia un danno. Io sono affezionato alla mia storia e alla storia del mio partito. Farò di tutto per ricostruire le ragioni per cui la sinistra nel Pd non sia un'ospite indesiderata. Mi batterò per un'alternativa al renzismo. Fino all'ultimo, dobbiamo cercare di evitarlo. E mi auguro che Renzi capisca che quel passo che gli è stato chiesto è un'esigenza politica, non perché è un avversario".

E se Renzi non farà quel passo? E' vero che tra voi c'è chi ha già deciso, come afferma Delrio nel fuorionda?

"Enrico Rossi è impegnato a evitare che questo accada, penso anche Roberto Speranza. La stessa percezione òa ricevo da Pier Luigi Bersani. Credo ci sia la piena consapevolezza del rischio enorme che ci stiamo assumendo. Cerchiamo di farlo, mi state mostrando una quantità di domande e appelli... Siamo partiti e finiamo sulla responsabilità di chi decide. Una dirigenza non si parla attraverso i giornali, ci si incontra per dirsele in faccia. Parlarsi, ascoltarsi, riscoprire quel tratto di umiltà. Nessuno può avere un livello di autostima tale da rinunciare a tutto questo. La riscoperta di un passaggio in cui si dica: cerchiamo di restituire a questo Paese una sinistra in grado di rispondere alle sfide del tempo".

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