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I malumori in casa M5s sulla nomina dei sottosegretari

Logo Lettera 43 Lettera 43 11/09/2019 Redazione
Le tensioni M5s per i sottosegretari del governo Conte bis. Le tensioni M5s per i sottosegretari del governo Conte bis.

Chiusa la partita delle fiducie, è di nuovo tempo di nomine. Sul tavolo di Giuseppe Conte, la squadra dei sottosegretari. Da completare, fa sapere il premier, «il prima possibile», per permettere al governo di «governare». Ai cinque stelle ne andrebbero tra i 22 e i 23, al Pd tra i 17 e i 18, a Leu uno o forse due. L'obiettivo è farli giurare il 12 settembre, quand'è convocato il Consiglio dei ministri. Ma le liti dentro i partiti minacciano di far slittare tutto. Una riunione di maggioranza la sera del 10 settembre dovrebbe essere decisiva.

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I PRESIDENTI DI COMMISSIONE RESTANO AL M5S

In una saletta del Senato, mentre in Aula va in scena il dibattito sulla fiducia, si riuniscono i dirigenti M5s delle commissioni Finanze e Bilancio di Camera e Senato: secondo il metodo indicato da Luigi Di Maio, entro il 10 settembre, devono consegnare rose di cinque nomi per i ministeri di loro competenza. C'è chi ipotizza uno schema che preveda tre tecnici e due politici, o viceversa. Sono indicati alcuni criteri: dalla partita sono esclusi i presidenti delle commissioni, che il Movimento 5 stelle dovrebbe tenere dunque per sé, senza cedere posti al Pd. Il metodo non piace, si litiga sui nomi. I toni si alzano, il vociare si sente da fuori. «Tanto alla fine decide tutto Di Maio», lamenta più d'uno. È questo anche il senso, non dichiarato, della nota congiunta diramata dai presidenti di commissione M5s della Camera, quasi tutti "ortodossi": «Il Movimento non è un ufficio di collocamento», avvertono Marta Grande, Filippo Gallinella, Carla Ruocco, Giuseppe Brescia, Marialucia Lorefice, Gianluca Rizzo e Luigi Gallo, invitando a scegliere «le figure migliori del gruppo e non solo».

TEMPI STRETTI, C'È IL RISCHIO SLITTAMENTO

Si discute, in maniera meno plateale, anche nel Pd, dove alcune caselle sono definite ma la squadra è ancora soggetta a modifiche. Niente rose di candidati, in questo caso: spirito unitario ed equilibrio territoriale, sono i criteri del Nazareno. Ma la discussione è accesa anche all'interno delle singole correnti: i nomi renziani, per dire, non sono ancora definiti. Dario Franceschini, che ha anche un colloquio con Matteo Renzi, punterebbe a una stretta sulla lista Pd il 10 settembre. Conte è tutto il giorno a Bruxelles, ma avrebbe chiesto di ricevere i desiderata dei partiti la sera, in modo da permettere il giuramento il giorno dopo. Ma nei partiti c'è pessimismo sulla possibilità di fare in tempo: slitterebbe tutto al giovedì successivo.

DA BUFFAGNI A QUARTAPELLE: I NOMI SUL TAVOLO

La definizione della squadra partirà dalla presidenza del Consiglio, dove il segretario generale Roberto Chieppa ha declinato l'offerta di fare il sottosegretario. Al Pd dovrebbe andare la delega all'Editoria e probabilmente anche quella agli Enti locali (inclusa Roma capitale). Il M5s (in forse Riccardo Fraccaro già sottosegretario a Palazzo Chigi) dovrebbe avere le Riforme. Ma è nell'incastro tra le caselle che si definiranno i ruoli. Nel Movimento la battaglia è accesa sul ministero dell'Economia, dove sembra destinato ad arrivare il dem Antonio Misiani e dove Laura Castelli punterebbe alla conferma da viceministro, cui ambirebbe anche Stefano Buffagni. Pierpaolo Sileri alla Sanità, Gianluca Gaetti all'Interno, Francesco D'Uva alla Cultura, sono alcuni degli altri nomi che circolano. In casa Pd si citano Luigi Marattin a un ministero economico, Gian Paolo Manzella all'Energia, Roberto Morassut agli Enti locali, Lia Quartapelle agli Esteri con il pentastellato Manlio Di Stefano. Ma le caselle sono mobili, le riunioni ancora tante.

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