Usando questo servizio e i contenuti correlati, accetti l'utilizzo dei cookie per scopo di analisi e per fornire contenuti e annunci personalizzati.
Stai usando una versione precedente del browser. Usa una versione supportata per vivere al meglio l'esperienza su MSN.

Ius soli, Delrio accusa: «Rinvio grave atto di paura»

Logo Lettera 43 Lettera 43 13/09/2017
Delrio,puntiamo vendere intera Alitalia: C'è rischio che nuovo acquirente imponga tagli maggiori © Fornito da Lettera 43 C'è rischio che nuovo acquirente imponga tagli maggiori

Il rinvio della legge sullo ius soli al Senato è «un atto di paura grave». Graziano Delrio rompe il fronte della maggioranza, incalza sulla riforma della legge che regola la cittadinanza italiana e tocca un nervo scoperto nel Partito democratico. Con parole che irritano non poco i senatori dem e chi, nel governo, si sta adoperando per superare le resistenze di Alternativa popolare. Tanto che interviene anche il segretario Matteo Renzi, con una nota del Nazareno, per precisare che «la posizione del Pd è in piena sintonia» con quella del premier Paolo Gentiloni (leggi anche: Ius soli, nel calendario del Senato la legge non c'è).

Dopo aver espresso il suo «rammarico» il 12 settembre, Delrio ha usato toni decisamente più duri in un'intervista concessa all'emittente cattolica Tv2000: «Non dobbiamo farci dominare dalla paura, nessun male ci può venire dal riconoscere i diritti di ragazzi che sono già italiani», ha detto il ministro delle Infrastrutture, che in estate aveva già espresso dubbi sulla linea del ministro Minniti nei confronti della Ong. Delrio ha aggiunto che a dare «speranza» è il lavoro che sta facendo il capogrupp al Senato Luigi Zanda, per costruire una maggioranza a Palazzo Madama. Ma le sue parole suonano come un'accusa per gli altri senatori del Pd.

MARCUCCI E MIRABELLI REPLICANO AL MINISTRO. Portare in Aula il testo, osteggiato dalle destre, «avrebbe significato affossarlo perché non c'erano i numeri», hanno scritto in una nota i senatori renziani Andrea Marcucci e Franco Mirabelli. La via per approvare la legge è molto stretta: al netto della legge di bilancio, restano una trentina di giorni di lavoro da qui a fine legislatura. E se è vero che la sinistra tutta, inclusi Mdp e Sinistra italiana, spingono per approvare la riforma, senza gli alfaniani di Alternativa popolare non c'è maggioranza possibile.

D'ALEMA PARLA DI «ERRORE ENORME». Inoltre, con l'avvicinarsi delle elezioni e i sondaggi che rivelano l'impopolarità della legge, le resistenze - emerse anche tra gli amministratori dem - crescono. Renzi ha dettato la linea dell'unità e ha schierato il Pd al fianco del tentativo che il premier Gentiloni sta portando avanti per varare il provvedimento. Ma Mdp, con Federico Fornaro, accusa i dem di fare solo «manfrine». E Massimo D'Alema definisce lo stop al testo un «errore enorme» per la sicurezza.

LEGGE ELETTORALE IN SALITA. Intanto alla Camera è in salita il cammino della legge elettorale. Il testo viene tenuto nel calendario d'Aula per il 30 settembre. Ma con una clausola: «ove concluso» l'iter in commissione. Ed è qui il problema. Perché al netto della disponibilità dei partiti a votare il proporzionale alla tedesca, un'intesa politica per andare avanti non c'è. E bisogna ancora risolvere il nodo della norma sui collegi del Trentino Alto Adige votata prima dell'estate e non modificabile. Se rimane, la Südtiroler Volkspartei minaccia di togliere il sostegno al governo e farlo cadere. Ma lo stallo è politico. Anche perché il Movimento 5 stelle condiziona il suo ok alla legge sui vitalizi. E Renzi ribadisce che senza il sì di tutti, grillini inclusi, non si va avanti.

MDP MINACCIA DI NON APPOGGIARE LA LEGGE DI BILANCIO. All'interno del Pd stesso, infine, continua il pressing della minoranza. Sabato 16 settembre il ministro Calenda lancerà assieme a Giuliano Pisapia una proposta di legge con premio alla coalizione. Andrea Orlando salda sul tema un asse con Dario Franceschini. Ma in realtà, denuncia Pier Luigi Bersani, ci sarebbe un accordo tra Renzi e Alfano per non fare niente. E allora, se ius soli e legge elettorale dovessero saltare, i voti di Mdp - avverte Alfredo D'Attorre - «non saranno scontati su Def e legge di bilancio».

Scegli tu!
Scegli tu!

Altro da Lettera 43

image beaconimage beaconimage beacon