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Rinviata la sfiducia a Conte, accordo Pd-M5s e sconfitta di Salvini

Logo Rai News Rai News 14/08/2019 v.ruggiero
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L'Aula del Senato ha votato sui tempi della crisi di governo, con una maggioranza formata da M5s, PD, LeU e Autonomie è stata respinta la richiesta di Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia di votare oggi la sfiducia al premier Giuseppe Conte. Confermata dunque la data del 20 agosto per le le comunicazioni di Conte. Duramente contestato dalla sinistra l'intervento del leader della Lega, Salvini, che ha proposto di votare subito il taglio dei parlamentari chiesto dal Movimento 5 Stelle e poi andare ad elezioni.

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Il piano di Salvini: votare il taglio dei parlamentari e poi subito al voto 

Votare subito la riforma costituzionale cara ai 5 stelle sul taglio dei parlamentari e poi tornare direttamente al voto. Con questa mossa Matteo Salvini ha cercato di uscire dall'angolo in cui un'eventuale intesa di M5s e Pd per un governo di legislatura minaccia di costringerlo. Secondo il ministro dell'Interno è possibile andare a votare ad Ottobre con la riforma approvata. "In base all'articolo 138 della Costituzione, devono trascorrere tre mesi per le eventuali richieste di referendum, in quanto la riforma non è stata approvata dai due terzi", ricorda Roberto Calderoli, padre della 'Devolution' che rappresenterebbe un precedente. Se nessuno chiede lo svolgimento del referendum, dopo i tre mesi, prosegue nel ragionamento Calderoli, devono "trascorrere 10 giorni per la promulgazione e quindi 60 giorni per la ridefinizione dei collegi. E si arriverebbe a metà febbraio del 2020. Da quel momento in poi, si può andare a votare con la riduzione del taglio dei parlamentari e il nuovo Parlamento così ridefinito".

M5s: un bluff. Il taglio dei parlamentari? Prima Lega ritiri sfiducia

I cinque stelle gridano al bluff.  "La proposta di votare immediatamente la prossima settimana la quarta lettura della riforma" per tagliare i parlamentari "è possibile esclusivamente se domani non viene votata la sfiducia al governo, mi aspetto che venga ritirata la proposta Romeo, in alternativa voteremo contro". Lo detto in aula il capogruppo del M5s in Senato, Stefano Patuanelli prima del voto. La diffidenza dei Cinquestelle si basa anche sul fatto che la camera ha calendarizzato il voto sul taglio dei parlamentari il 22 agosto, cioè dopo il discorso del premier Conte in Senato che dovrebbe aprire la crisi di governo. Votare la legge prima non era possibile anche perché il ddl costituzionale deve ancora passare in commissione.

Marcucci (Pd): subdolo tentativo di Salvini di gestire il voto

"C'è stato un subdolo tentativo di andare alle elezioni gestendo da ministro di parte le elezioni" ha detto in Aula il capogruppo del Pd al Senato, Andrea Marcucci, replicando a Salvini. Prima del voto, Matteo Renzi ha parlato in una conferenza stampa affollatissima: "ho voluto lanciare un appello alle forze politiche che oggi ha lo spazio per poter essere accolto. Non darò alibi a nessuno per far saltare l'accordo che il tabellone di Palazzo Madama mostrerà essere possibile". Nicola Zingaretti prepara il partito allo scenario del voto a ottobre, mobilitando circoli e volontari. La proposta di un governo di "legislatura e politico" avanzata da Goffredo Bettini sarà oggetto della direzione del 21 Agosto dove potrebbe emergere una maggioranza favorevole ad esplorare un tentativo d'intesa con il M5s come aveva proposto lo stesso Renzi.

Se il centrosinistra fatica a trovare una sintesi, sono ore di fibrillazione anche il centrodestra continua a registrare molte fibrillazioni. Forza italia, che teme di essere fagocitata dalla Lega, dice no al listone unico in caso di elezioni anticipate. Cartina tornasole il mancato incontro tra Salvini e il Berlusconi.

Il Presidente del Consiglio: per ora non cambia nulla

In ambienti vicini al presidente del consiglio spiegano che per ora non sembra cambiare niente: a meno di colpi di scena, martedì Giuseppe Conte sarà in aula al Senato e, se la lega non farà marcia indietro, prenderà atto del venir meno dei numeri per la fiducia e si presenterà al Quirinale per rassegnare le dimissioni. Come ultimo atto da premier in carica, potrebbe designare il futuro commissario europeo.

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