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Torino, Sì Tav di nuovo in piazza: “Il Governo decida”

Logo First Online First Online 11/01/2019 FIRSTonline
Le donne Sì Tav di Torino © FIRSTonline Le donne Sì Tav di Torino

Torna in piazza il movimento “Sì, Torino va avanti”. A oltre due mesi dalla fortunata manifestazione di piazza Castello, nel centro del capoluogo piemontese, che aveva radunato decine di migliaia di persone della società civile e del mondo imprenditoriale che vogliono esprimere il loro Sì non solo alla TAV ma anche più in generale al futuro e all’Europa, il movimento fondato dalle ormai famose sette professioniste torinesi (Simonetta Carbone, Roberta Castellina, Donatella Cinzano, Roberta Dri, Patrizia Ghiazza, Giovanna Giordano, Adele Olivero: leggi l’intervista rilasciata a FIRSTonline) organizza una nuova mobilitazione per  sabato 12 gennaio, sempre a Torino e sempre in piazza Castello.

L’appuntamento è alle 11,30 e lo slogan punta ancora l’attenzione sulla TAV, proprio nei giorni in cui è stato pubblicato l’esito negativo dell’analisi costi-benefici effettuata dai commissari nominati dal ministro Danilo Toninelli: “TAV, basta con gli indugi!” recita l’appello lanciato sul sito sitorinovaavanti.org. Il messaggio comunque non riguarda solo la discussa Torino-Lione ma è in generale un appello, raccolto da buona parte della cittadinanza, a dire No a chi dice No a tutto: dalla TAV all’Europa, passando per le Olimpiadi, alle quali Torino ha dovuto rinunciare per il 2026, dopo la fortunata edizione del 2006, lasciando la palla a Milano e Cortina.

 

Il movimento “Sì, Torino va avanti” punta anche il dito contro l’aumento dei pedaggi autostradali dal 1° gennaio solo per le autostrade del nord-ovest, Torino-Bardonecchia, Aosta-Monte Bianco e Torino-Savona, oltre che sull’ennesimo temporeggiamento del Governo sulla realizzazione della Torino-Lione. “Questo ennesimo rinvio del Governo mette una seria ipoteca su 800 milioni di fondi europei per la Torino Lione, come ha fatto notare il portavoce dell’Ue a fine 2018. Se la TAV si ferma, perderanno il lavoro 800 persone, attualmente impiegate nella Torino Lione; non ci saranno le 6000 assunzioni previste, il 50% per la manodopera locale, e scatterà una ipoteca di 4 miliardi di euro sul futuro dei nostri figli, senza considerare le penali”.

Infine, come hanno fatto notare i sindaci della Val di Susa, il rischio è che i mezzi pesanti si riversino nelle statali, penalizzando la popolazione locale e – a questo punto sì – mettendo a rischio l’ambiente. “Per queste ragioni vogliamo manifestare la nostra volontà di andare avanti con la TAV e con le infrastrutture del Paese per sollecitare una risposta tempestiva del Governo”.

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