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Roma, dai fascisti di CasaPound ai nomadi: Virginia Raggi va alla guerra ma sempre più sola

Logo La Repubblica La Repubblica 07/08/2019 di STEFANO COSTANTINI
© Fornito da La Repubblica

L'attacco scatenato da Virginia Raggi contro CasaPound fa parte di una strategia, peraltro abbastanza obbligata. Quella che la porta definitivamente in rotta di collisione, da una parte con il leader leghista Matteo Salvini e le sue uscite sovraniste; e dall'altra con il capo del suo Movimento che con il "mandato zero" l'ha scaricata definitivamente, impedendole di fatto di (ri)candidarsi a sindaca e a qualunque altra elezione. Virginia, dunque, è sempre più sola, ha nemici, dentro e fuori i 5Stelle, vecchi e nuovi avversari.

 E quindi le restavano due possibilità: chiudersi in Campidoglio e vivacchiare negli altri due anni che le rimangono; oppure, ora che ha le mani libere, andare a testa bassa e finalmente decidere, far vedere di cosa che è capace, riscattare i primi tre anni di una legislatura fallimentare, con una Capitale ridotta a emblema del degrado.

Dal 2016 a oggi la sindaca ha sbagliato quasi tutto: a scegliere i suoi collaboratori - un paio arrestati e diversi indagati - ha cambiato una dozzina di assessori e i manager delle principali aziende comunali sono passati veloci come la luce. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, Roma non è mai scesa così in basso: trasporti, spazzatura, viabilità, sicurezza. E allora adesso Virginia deve andare alla guerra, soprattutto da quando Di Maio le ha impresso a fuoco la data di scadenza. In questa fase, il primo scontro lo ha avuto proprio con il suo (ex) leader che in qualità di ministro dello Sviluppo economico è intervenuto criticando la scelta di spostare le bancarelle davanti l'ospedale Umberto I.

Avvisaglie, le prime, di uno scontro durissimo. Con Salvini, invece, i rapporti sono stati tesi dall'inizio. Il leader leghista, come un avvoltoio, ha sfruttato ogni passo falso della sindaca per farsi sempre più minaccioso, non nascondendo ormai più il progetto di volersi prendere anche il Campidoglio. Già prima Raggi, in particolare, aveva scatenato le ire di Salvini quando aveva difeso la famiglia rom assegnataria di una casa popolare a Casal Bruciato; e ora tornano a confrontarsi sul fronte dei rom con il ministro dell'Interno che vuole il censimento a passo di carica, e la sindaca che media in vista della chiusura dei campi illegali, previo ricollocamento dei nomadi.

E infine CasaPound, a cui Virginia ha promesso lo sfratto, cosa che invece il Viminale non ha in agenda. Alla fine, in quel che resta della galassia 5Stelle, Raggi sembra orbitare intorno al premier Conte e sempre più lontano da Di Maio. Che pure non se la passa tanto bene.

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