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Roma, morì in un incidente stradale sull'Ostiense: "Elena Aubry uccisa dall'asfalto sconnesso"

Logo La Repubblica La Repubblica 19/06/2019 di FRANCESCO SALVATORE

Si sono incontrati nel tratto di strada incriminato, in via Ostiense, e tutti sono arrivati alla stessa conclusione. Sia il consulente della procura che i due testimoni chiave dell'incidente che ha causato la morte di Elena Aubry, la studentessa dell'università Roma Tre di 26 anni deceduta il 7 maggio del 2018 dopo aver perso il controllo della sua moto ed essere finita addosso a un guardrail all'altezza del Cineland di Ostia: Elena è caduta in un determinato punto della strada che presenta un asfalto totalmente sconnesso.

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È escluso che qualcuno, a bordo di un mezzo, possa averla fatta deviare o addirittura averla colpita. Elena ha perso il controllo della moto, una Honda Hornet 600, per via della strada. Questo l'esito dell'ispezione disposta dal pubblico ministero Laura Condemi, titolare dell'inchiesta per omicidio colposo.

L'indagine, al momento, è ancora contro ignoti ma il confronto potrebbe rivelarsi determinante. L'atto istruttorio, infatti, è uno spartiacque. Il magistrato, esaminato il verbale di ieri, potrebbe dare il via alla fase numero 2 dell'indagine. Ovvero quella nella quale addebitare responsabilità a chi doveva occuparsi della strada.

Elena Aubry (a destra) assieme alla madre © Fornito da La Repubblica Elena Aubry (a destra) assieme alla madre

Quello che è certo è che a breve il pm e il consulente, che ha redatto una consulenza in 3D particolarmente particolareggiata, si incontreranno per tirare le somme. Poi si potrà procedere, o meno, a iscrivere le prime persone sul registro degli indagati. A risponderne potrebbero essere i funzionari del Comune incaricati della manutenzione dell'Ostiense. Oppure i titolari della ditta, nel caso ne fosse stata incaricata una, che si occupa del controllo del manto stradale.

Tutte aperte le ipotesi. Di certo siamo nel momento chiave dell'indagine. Nel fascicolo al momento, oltre all'ispezione di ieri, ci sono i rilievi e i verbali dei testimoni escussi dai vigili urbani, e poi dalla procura, oltre ovviamente alla consulenza tridimensionale: uno studio animato eseguito con mezzi innovativi che ha preso in esame almeno mezzo chilometro di strada.

E che ha portato alla luce numerosi avvallamenti e sconnessioni lungo il tratto di strada in cui ha perso la vita Elena: dossi, crepe, spaccature sull'asfalto e radici affioranti. "Estremamente importante è il fatto di aver trovato l'infermiera che ha soccorso Elena quando è caduta - ha detto Graziella Viviano, mamma di Elena Aubry - è una testimonianza fondamentale. L'ho saputo ieri mattina. Ci è voluto molto ma il magistrato ha fatto di tutto per individuarla, per mettere tutte le carte sul tavolo. Onore al merito al pm per il lavoro attento. Quanto all'incontro che ci è stato ieri sul luogo in cui è morta Elena, spero quanto prima si possa capire se questo presenti delle criticità ".

Quanto all'esito dell'indagine Viviano è chiara: "Io spero che alla fine di tutto questo ci sia giustizia. Non vendetta. Con la parola giustizia intendo un qualcosa che significa far capire se Elena doveva morire o no per colpa di quella strada".

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