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«Yanny o Laurel», l'audio è un rompicapo: voi cosa sentite? Ascolta

Logo Leggo Leggo 16/05/2018 Domenico Zurlo

Ricordate ‘the dress’, quel vestito che nel 2015 infiammò il web perché, per uno strano giochino ottico, qualcuno lo vedeva bianco e dorato mentre qualcuno lo vedeva blu e nero? Negli ultimi giorni è spuntato un altro tormentone, stavolta audio: è un file audio, in cui si sente una voce che dice “Laurel” o “Yanny”. Postata prima su Reddit e poi su Twitter, ha spiazzato decine di migliaia di utenti.

«Yanny o Laurel», l'audio è un rompicapo: voi cosa sentite? Ascolta © Internet (altro) «Yanny o Laurel», l'audio è un rompicapo: voi cosa sentite? Ascolta

Di che colore era il vestito? Il tormentone di tre anni fa

In effetti, se mandate il tweet ai vostri amici, potete tranquillamente notare la peculiarità della questione: come all’epoca qualcuno vedeva il vestito di un certo colore e altri del colore diverso, lo stesso accade ora con l’audio. Se sentite “Laurel” vi chiederete come sia possibile che qualcuno senta “Yanny”, e viceversa.

Secondo il professor David Alais, della facoltà di psicologia dell’Università di Sidney, «il suono è un esempio di stimolo percettivamente ambiguo. Possono essere percepiti in due modi, e la mente si può muovere avanti e indietro: succede perché a volte il cervello non riesce a dare un’interpretazione definitiva». Per Alais, citato dal Guardian, il suono è inequivocabilmente Yanny. «Se invece c’è poca ambiguità, il cervello si blocca su un’unica interpretazione: qui il suono di Laurel/Yanny è pensato per essere il più ambiguo possibile. Il cervello è un interprete attivo di input sensoriali e il mondo esterno è meno obiettivo di quanto ci piaccia credere».
La presenta o meno di ambiguità nel suono può essere dovuta a molteplici ragioni: dall’età (in età avanzata l’udito manca di sensibilità ad alte frequenze) alla pronuncia. Argomento supportato anche da Lars Riecke, dell’università di Maastricht, secondo cui «il segreto è la frequenza, ma anche la meccanica delle nostre orecchie e anche ciò che psicologicamente ci aspettiamo di sentire. La maggior parte dei suoni, inclusi L e Y, sono composti da più frequenze contemporaneamente: quelle della Y potrebbero essere state rese artificialmente più alte, a scapito di quelle della L».
Sul National Geographic invece Brad Story, del laboratorio di acustica dell’Università dell’Arizona, sostiene come «la registrazione originale fosse Laurel, ma la scarsa chiarezza dell’audio lascia spazio a confusione e interpretazioni diverse». In generale, sembra comunque che il fatto che sentiamo tutti parole diverse sia dovuto a livello di frequenza, ampiezza e tipo di altoparlanti utilizzati. 
E anche sui social si leggono interessanti teorie: le frequenze più basse aumenterebbero le possibilità di sentire “Laurel”, quelle più alte “Yanny”. «Se il volume è basso sentirai Yanny, col volume alto sentirai Laurel», scrive un utente su Reddit, mentre il video pubblicato da un utente di Twitter, sostiene proprio questa teoria mostrando il mix del suono che si trasforma a seconda delle frequenze. Insomma un bel rompicapo: non vi resta che dare la vostra risposta. Che parola sentite?

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