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L’uomo fa, il robot imita: OpenAI di Elon Musk insegna all’intelligenza artificiale ad imparare come gli umani [VIDEO]

Logo International Business Times (IT) International Business Times (IT) 6 giorni fa Alessandro Martorana

intelligenza artificiale open ai © Fornito da IBT Italy intelligenza artificiale open ai

OpenAI, l'organizzazione non-profit fondata da Elon Musk, ha diffuso un sistema di intelligenza artificiale che consente ad un robot di apprendere come svolgere un determinato compito semplicemente osservando un essere umano intento a farlo per una sola volta. Com'è facile intuire, si tratta di un progresso notevole (per quanto ancora siano necessari ulteriori affinamenti) lungo la strada per portare le macchine ad eseguire incarichi sempre più complessi senza la necessità di lunghi periodi di "addestramento".

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Il sistema è stato illustrato in un paper intitolato "One-Shot Imitation Learning", ossia per l'appunto "Apprendimento per imitazione in un colpo solo". Come se non bastasse la rilevanza della cosa nel campo dell'intelligenza artificiale, un aspetto particolarmente interessante è rappresentato dal fatto che, vista la natura aperta di OpenAI, il sistema è disponibile per gli sviluppatori che vogliono metterci le mani sopra per lavorare sui propri apparati di IA.

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"L'apprendimento per imitazione è stato solitamente applicato per risolvere differenti compiti presi singolarmente", si legge nel paper. "Di solito questo richiede un attento lavoro ingegneristico o un significativo numero di esempi. Questo non è proprio ciò che desideriamo: idealmente, i robot dovrebbero essere capaci di imparare da poche dimostrazioni di qualsiasi compito ed istantaneamente applicare il principio generale a nuove situazioni dello stesso compito senza richiedere del lavoro specifico".

Questo è esattamente ciò che i ricercatori (il paper ne elenca sette fra gli autori) hanno provato a fare in questo caso, con un sistema che utilizza due network neurali che lavorano in parallelo. Il primo è quello visivo, che analizza le immagini catturate da una fotocamera per valutare la posizione degli oggetti nello spazio. Nel video diffuso da OpenAI, questi ultimi sono dei blocchi di legno disposti su un tavolo. Il secondo è invece un "network di imitazione", che decodifica un'azione osservando un essere umano che svolge un determinato compito.

Uno dei punti di forza di un sistema di intelligenza artificiale è il fatto di poter apprendere non dalla "realtà" in senso stretto ma anche dalle sue simulazioni. Ad esempio, per lo sviluppo dei suoi sistemi di guida autonoma, oltre a far percorrere ai veicoli delle vere strade, utilizza anche delle simulazioni che consentono di accumulare milioni di chilometri di "esperienza" al giorno.

La stessa cosa viene fatta anche per sistemi come AlphaGo di Google DeepMind, pensato per sconfiggere i più grandi campioni del gioco strategico Go, che è capace di giocare e rigiocare nella propria "mente" ogni fase di una partita. Questo permette di superare il limite fisico di guidare effettivamente un'auto su una pubblica strada o di mettere in atto una partita: il compito può essere ripetuto un numero di volte che nella realtà sarebbe impossibile.

Lo stesso approccio è stato seguito in questo caso per quanto riguarda il network di imitazione, addestrato a comprendere un compito con migliaia di dimostrazioni operate con la realtà virtuale. Questo ha permesso di creare un sistema capace di imparare un compito dopo averlo visto svolgere solamente una volta e, come se non bastasse, di farlo anche se i parametri iniziali (in questo caso: la disposizione dei blocchi di legno sul tavolo) non era la stessa ogni volta. 

Di fatto, grazie a questo nuovo algoritmo ed alla realtà virtuale il sistema impara ad interagire col mondo prima ancora che il network visivo sia operativo ossia, detto in termini più semplici, prima ancora di essere in grado di vedere la realtà. Si tratta di una capacità di apprendimento persino superiore a quella degli esseri umani, che normalmente prima impariamo a vedere e poi a fare qualcosa.

Oltretutto, un sistema di questo tipo è una manna dal cielo per i piccoli sviluppatori che non possono permettersi infiniti test "reali", ma possono programmare senza problemi delle intense sessioni i apprendimento in realtà virtuale. Musk ha quindi innescato quella che potremmo chiamare una "democratizazione dell'intelligenza artificiale".

Elon Musk ha creato OpenAI con la convinzione che i rischi derivanti nel futuro dall'utilizzo dell'intelligenza artificiale possano essere mitigati sei chiunque può avere accesso questo tipo di sistemi. Motivo per il quale tramite l'organizzazione è possibile avere accesso ad informazioni e strumenti che normalmente sarebbe di difficile accesso per un piccolo sviluppatore.

La posizione del vulcanico imprenditore sull'intelligenza artificiale può essere definita quantomeno "multi-sfaccettata": ad esempio, negli anni scorsi Musk ha affermato di considerare l'intelligenza artificiale qualcosa di equivalente a "invocare il demonio". Il fondatore di Tesla Motors e SpaceX ha infatti raccontato di temere un futuro come quello dipinto nei film di "Terminator".

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Che Musk non sia però contrario in toto ai sistemi di intelligenza artificiale è dimostrato da iniziative come OpenAI ed ancor di più da Neuralink, la startup creata con l'obiettivo di "fondere" la mente umana con l'IA, creando in questo modo un nuovo "strato" della nostra coscienza.

"Penso che la cosa che le persone non apprezzano al momento sia il fatto di essere già dei cyborg ", spiega Musk. "Sei già una creatura differente da ciò che saresti stato 20 o anche 10 anni fa. Lo si può vedere quando si fanno sondaggi del tipo 'Quanto a lungo staresti lontano dal tuo telefono?'. Se lasci indietro il tuo telefono, [la sensazione] è come la sindrome dell'arto fantasma. Penso che le persone siano già in qualche modo fuse col loro telefono ed il loro computer portatile e le loro applicazioni".

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