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La Cina alla conquista della luna e il tramonto dell'Occidente

Logo Lettera 43 Lettera 43 19/07/2019 Marco Lupis

Il prossimo uomo che metterà piede sulla luna sarà un cinese. Forse anche il primo uomo ad andare su Marte sarà un cinese. Mentre il mondo intero ricorda quel «passo gigantesco per l’umanità», che mezzo secolo orsono ampliò il confine ultimo di noi esseri umani oltre i limiti terrestri, questa constatazione deve farci riflettere.

Avevo nove anni quel 20 luglio di cinquant’anni fa e ricordo ogni istante, ogni dettaglio, di quella sera memorabile, inchiodato di fronte all’ingombrante televisore in bianco e nero a casa di mia nonna e delle sue sorelle – le vecchie zie – a Reggio Calabria, dove mia madre mi aveva spedito, da Milano, a trascorrere le vacanze estive. E se non fosse per la constatazione che quelle che io ricordo ancora come “vecchie zie”, le sorelle di mia nonna, appunto, erano più giovani di me oggi, il mezzo secolo che mi separa da quella data fatidica potrebbe sembrarmi un istante, tanto vividi e reali sono ancora le immagini, le emozioni, l’atmosfera di attesa e nello stesso tempo di sgomento che ci univa.

Solo tre anni prima che Neil Armstrong imprimesse la sua impronta sulla sabbia lunare, in Cina Mao aveva dato il via alla Rivoluzione culturale

Tito Stagno, con i suoi enormi occhiali quadrati, che urlava dallo schermo, al colmo dell’eccitazione «ha toccato!», dagli studi dell’unico canale Rai esistente all’epoca. Mentre Ruggero Orlando, mitico corrispondente della televisione pubblica dall’America, lo correggeva, dicendogli «no, non ha ancora toccato».

IL 20 LUGLIO 1969 LA CINA ERA UNO STERMINATO PAESE RURALE

Cos’era la Cina per un bambino di 9 anni, quel 20 luglio del 1969? Nulla, un’immagine, una favola esotica sui libri di geografia delle elementari. Un sogno, lontano quanto e forse più della luna stessa. Solo tre anni prima che Neil Armstrong imprimesse la sua impronta sulla sabbia lunare, in Cina Mao (che si chiamava ancora Tse-Tung – secondo il sistema di traslitterazione dal cinese in uso all’epoca - e non Zedong, come lo chiamiamo oggi) aveva dato il via alla Rivoluzione culturale delle sue Guardie Rosse. E in quel luglio di cinquant’anni fa era ancora alla guida di uno sterminato Paese rurale, con un economia quasi totalmente agricola e dove, in pratica, esisteva soltanto un’immensa massa di contadini.

OGGI PECHINO GIGANTEGGIA NELL'HI-TECH, NELLA ROBOTICA E NELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Oggi la Cina invece ci sovrasta, dilaga in ogni settore della nostra vita, giganteggia nell’hi-tech, nella robotica, nell’intelligenza artificiale. E nella corsa allo Spazio. Del resto il cosmo è sempre stato il non-luogo dove si decidevano i destini – veri o immaginati – dell’umanità.

Foto LaPresse. © Fornito da News 3.0 S.P.A. Foto LaPresse.

«To boldly go, where no one has gone before!» (Per andare spavaldamente dove nessuno è mai giunto prima!), la saga di Star Trek aveva già preso le sue mosse, e già da tre anni – curiosamente nello stesso anno, il 1966, in cui Mao iniziava la sua Rivoluzione culturale - l’equipaggio dell’Enterprise del Capitano Kirk aveva cominciato a conquistare nuovi mondi, pianeti, galassie e interi sistemi solari diversi dal nostro, a bordo di una nave spaziale che oggi ci fa l’effetto di un trabiccolo traballante, tra effetti speciali a dir poco rudimentali e alieni in costume dei quali, se il regista si distraeva, si poteva a volte intravedere la cerniera lampo.

Anche tutta la tecnologia messa in campo dalla Nasa, all’epoca, oggi ci fa sorridere. E suscita incredulità constatare che uno dei nostri smartphone è più potente di tutti quegli enormi elaboratori elettronici (ancora non si chiamavano computer) degli americani, che mandarono tre astronauti sulla luna. E che gli permisero di tornare indietro sani e salvi, cosa ancor più incredibile, vista oggi.

LA SOCIETÀ OCCIDENTALE SEMBRA RIMASTA AL PASSO

Certo, la nostalgia ammanta ogni cosa di meraviglia, di struggente malinconia. Quella era l’epoca in cui tutto sembrava possibile, a portata di mano, per l’Occidente civilizzato. Anzi, per l’Occidente che conquistava la Luna! Per questo pensare che oggi quella stessa Cina che sembrava letteralmente all’età della Pietra rispetto ai razzi della Nasa ormai ci ha raggiunto e sta per superarci anche nell’esplorazione spaziale un po’ sgomenta. Ci dà il senso di quanto la nostra grande “civiltà occidentale” sia rimasta al passo, di quanto si sia accomodata su quegli allori ormai tramontati.

Una fiera robotica a Shanghai (foto LaPresse). © Fornito da News 3.0 S.P.A. Una fiera robotica a Shanghai (foto LaPresse).

Certo, la prossima conquista della luna da parte dei cinesi innanzitutto non sarà una conquista, ma una ri-conquista. E il merito di essere stati i primi, il merito di esserci spinti fin lì, mossi non soltanto dall’esigenza di battere simbolicamente l’Unione sovietica del tempo – come potrebbero sostenere oggi i più cinici tra noi – ma animati, ne sono convinto, sinceramente da quello spirito della scoperta, della frontiera da superare, dell’eroismo del singolo uomo che diventa conquista dell’intera umanità, quello nessun astronauta cinese sulla luna ce lo potrà togliere. Così come nessuna tecnologia proveniente da questa nuova e aggressiva superpotenza cinese potrà mai commuovere come allora quel bambino che, quel 20 luglio di cinquant’anni fa, pensò per un attimo di poterla toccare anche lui, la Luna.

Marco Lupis

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