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La moto del futuro? Operazione revival. E largo all’elettrico

Logo First Online First Online 09/11/2018 Federico Rendina
Eicma © Fornito da Al Iniziative editoriali Eicma

La nostalgia del passato, con relativa operazione revival, può davvero andare d’accordo con la corsa verso il futuro della tecnologia? Una prova del piccolo miracolo viene da Milano. Merito delle motociclette. Quelle che popolano l’Eicma, il salone mondiale delle due ruote giunto al ragguardevole traguardo della settantaseiesima edizione. All’operazione revival si sono ben adattate tutte le grandi marche. Le forme classiche delle vecchie moto monopolizzano l’attenzione, non solo degli arzilli motociclisti un po’ attempati,  ma anche dei giovani e dei giovanissimi. Di vecchio c’è solo la forma, naturalmente. Perché la sostanza nasconde tutta la corsa alla tecnologia più che alle prestazioni pure, che peraltro non mancano. Così cresce anche (e soprattutto ) la mobilità elettrica, non solo nella conquista degli spazi nei padiglioni ma anche delle strategie, nel marketing, nella fantasia delle applicazioni, nelle promesse per il futuro. Vecchio e nuovo, senza dimenticare qualche esibizione muscolare. Ecco una carrellata.

Europa in prima fila. Il caso Triumph

Si saranno anche inguaiati con la brexit, ma gli inglesi stanno vivendo decisamente bene il revival motociclistico all’insegna del mix vecchio-nuovo. Triumph, antico blasone britannico poi sprofondato, sta consolidando la sua resurrezione. In Italia ha un mercato di riferimento, con ottime vendite. Ora azzarda di più: la nuova 1200 scrambler, costruita intorno al maxi-bicilindrico che già spinge i modelli stradali, vuole fare concorrenza diretta alla regina teutonica, la Bmw GS. Nel frattempo gli strateghi della casa inglese non ignorano affatto altri due settori chiave: la moto media, capace di accontentare quasi tutti senza far mancare nulla, e il mondo delle altissime prestazioni. Sul primo versante c’è la nuova edizione della Street Twin, spinta dal rinvigorito bicilindrico di 900 cm³ che guadagna 10 cavalli arrivando a quota 65. Maneggevole, non troppo spinta. Ma in grado di dare belle soddisfazioni, specie tra le curve, anche ad un motociclista dalla guida allegra. Il mondo dei velocisti? A sostegno del suo marchio Triumph vanta un colpo da maestri: con il suo pepatissimo tricilindrico di quasi 700 centimetri cubi (derivato dalla supersportiva stradale) ha vinto la gara per fornire dal prossimo anno i motori monomarca per il campionato mondiale Moto2, raccogliendo la staffetta dal colosso Honda con il suo quadricilindrico 600.

Himalayan, la moto enduro al prezzo di uno scooter

Indiani, ma titolari di un altro blasonato marchio britannico del passato: Royal Enfield. Gli ingegneri laggiù hanno lavorato bene. La manodopera costa poco. L’idea è quella giusta. Dopo le sbuffanti motociclette vecchio stile (anche nella tecnologia) ecco la enduro Himalayan di 411cc. Rifiniture sufficienti, un bel look del passato, componentistica più aggiornata e un prezzo decisamente stracciato. Con 4.590 euro è l’alternativa ad un semplice scooter da città. Ma è una vera moto, capace di arrivare dappertutto anche se con calma, visti i 25 cavalli scarsi. La casa indiana ha presentato anche una famiglia di bicilindrici di media cilindrata, molto vicini al look delle vecchie moto inglesi. Fanno il verso (da lontano) alla Triumph. Il prezzo stracciato aiuterà.

Agli indiani guardano anche i cinesi

Per chi vuole risparmiare ancora di più ecco una enduro che assomiglia davvero molto all’Himalayan. È la Brixton Felsberg di 125 cc, che viene dalla Cina. A 2.999 euro offre una componentistica dignitosa, allineata alla fascia alta delle molteplici realizzazioni orientali di questo tipo. Da verificare la rete dei concessionari e l’assistenza. 

La moto “del popolo” diventa un lusso vintage

Sensazioni diametralmente opposte vengono dal colosso Honda. Vintage? Perché no. La tendenza va cavalcata. A costo di qualche evidente contraddizione. Honda non trascura nulla nella differenziazione della gamma. Ed ecco l’operazione di nascita per due strepitosi successi di ogni tempo, protagonisti della motorizzazione di massa anche grazie ai  prezzi contenuti, specie nel quadrante asiatico. Che sono addirittura diventati modelli di stile. Meritatamente. Benvenute allora le versioni modernizzate nella tecnologia dello scooter a ruote alte Cub e del mini-bike Monkey, diffusi in milioni di esemplari dagli anni 60. Il nuovo motore è in comune, un modernissimo 125cc. Che prende il posto del tradizionale cinquantino. La componentistica è semplice ma moderna. L’estetica è quella, bellissima, di sempre. Il prezzo? Decisamente contraddittorio, da amatore. In entrambi i casi si supererà sicuramente la soglia dei 4.000 euro. Motociclettine del popolo a prezzi di lusso. Azzardiamo una scommessa: funzionerà.

Elettrico, anche la Vespa ci crede davvero

La scocca è quella dell’ultima Vespa 125. Dentro c’è un sistema elettrico di ultimissima generazione, con tanto di app per la gestione remota con il nostro smartphone. Dal prototipo alla versione pienamente commerciale il gruppo Piaggio ha fatto le cose per bene. La Vespa elettrica è a punto. Funziona splendidamente. E’ capace di fare fino a 200 chilometri con una ricarica, nella versione a capacità estesa. Di certo costa cara: 6.390 euro. Ma Piaggio propone anche una formula con un canone mensile.

Scooter in silenzio, Italia da primato

L’italianissima Askoll aveva avuto la bella intuizione di trasformare le sue virtù e la componentistica e motori elettrici sincroni (per le lavatrici, ad esempio) nella sfida per la mobilità pulita. Negli anni è diventata leader anche qui. I suoi scooter sono stati scelti dalle maggiori compagnie di sharing che operano nei centri urbani. I suoi artefici non smettono di assicurare nuovi progressi. I piccoli scooter omologati come ciclomotori hanno ora un’autonomia maggiore e ospitano le più avanzate applicazioni di controllo via app e cellulare, e sono declinati anche in versione “cargo” per le consegne urbane. In vista uno scooter di maggiori dimensioni, equivalente come prestazioni a un 125cc. Farà – annunciano – i 90 Km/h, percorrerà fino a 100 Km con una ricarica che si potrà fare da qualsiasi presa elettrica in 5 ore.

Consegne a elettroni, presto un obbligo

Le moto elettriche “cargo” non accendono solo l’interesse della vicentina Askoll. Il futuro della mobilità passa anche da lì. Prova ne sia il fiorire di realizzazioni orientali ma non solo . Anche qui l’Europa fa la sua parte, ad esempio con la spagnola Rieju. Spronano i nuovi vincoli ambientali annunciati dagli amministratori di tutte le grandi e meno grandi città. E le sinergie applicative con i mezzi di trasporto individuali ci sono tutte: in fondo basta trasformare lo spazio per il passeggero in un bel contenitore di grandi dimensioni e il gioco è fatto. Ci si spinge oltre, con i prototipi di sidecar elettrici da trasporto o addirittura da rimorchio.

La bici a batteria, si muovono i grandi

Non è estranea alla grande corsa la ormai classica bicicletta elettrica, o meglio “a pedalata assistita”. Piccoli e grandi produttori possono contare su una componentistica che offre soluzioni sempre più avanzate, con la tendenza a mantenere il classico motore nel mozzo (anteriore o posteriore) per le bici più semplici ed economiche, mentre per quelle più sofisticate è ormai consolidata la soluzione del motore inglobato nella parte centrale e integrato con il gruppo pedali-corona. Anche i colossi della motocicletta, come Kawasaki, non sono sordi al richiamo.

Un record anche per gli “smanettoni

Il salone della moto può mai dimenticarsi del pubblico più specializzato e accanito, quello dei super sportivi amanti per quanto è possibile del brivido della velocità? Eccoli accontentati, perfino provocati. Il salone di Milano segna il record assoluto anche qui. Si deve alla nostra Ducati, pluricampione del mondo. Che ha presentato un autentico super-mostro, in senso buono perché è amante della tecnologia motociclistica in senso cattivo per chi sarà tentato di non farne un uso più che attento. Si chiama V4R: quattro cilindri a V, 1000 cm³, tutti i più avanzati accorgimenti tecnici: ABS, controlli di trazione e stabilità di ultima generazione. E fin qui siamo al top ma nulla di unico. Da record assoluto sono le prestazioni: i cavalli sono 221, la coppia tocca gli 11.5 kgm (112 Nm), la velocità massima non viene per pudore sbandierata ma siamo sicuramente sopra i 300 kilometri all’ora. Sono cifre da superbike da corsa, non lontane (una trentina di cavalli in meno) da un prototipo della MotoGp. E infatti la V4R non è altro che la declinazione pseudo-stradale (pseudo perché sarà omologata e venduta così, ma ) della nuova superbike che dal prossimo anno prenderà il posto, nel campionato del mondo, del blasonato ma ormai superato bicilindrico Ducati ad alte prestazioni. Pseudo-stradale perché sarà omologata e venduta così, ma ci vorrà un indubbio coraggio a cavalcarla resistendo doverosamente alla tentazione di aprire tutto il gas, anche in pista, dopo aver oltretutto sborsato la bellezza di 39.990 euro.

Follie: l’Ape diventa un dragster

Volete intanto provare qualche brivido se non altro estetico? Le esibizioni di varia foggia al salone di Milano non mancano. Chiudiamo questa rassegna, dopo aver girovagato attorno a scooter derivati dai cinquantini capaci di andare a 160 all’ora, con l’immagine di quello che era una volta un Piaggio Ape. Via il cassone da trasporto e spazio ad un rinnovato posteriore che ospita il motore quattro cilindri di una maximoto Honda, che trasmette tutta la sua forza ad un ponte posteriore che con il nostro ammirevole triciclo da trasporto non ha proprio nulla che vedere. Una gradevole follia. 

Triumph Scrambler 1200 CEicma © Fornito da Al Iniziative editoriali Triumph Scrambler 1200 CEicma
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