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Rosso e coperto di molecole organiche, Ultima Thule fornisce indizi sulla nascita dei pianeti

Logo di Rai News Rai News | Diapositiva 1 di 6: Ultima Thule, il pupazzo di neve dello spazio ribattezzato Arrokoth e raggiunto dalla sonda Nasa New Horizon un anno fa, continua a svelarci i suoi segreti. Dalla distanza di oltre 6 miliardi di chilometri, infatti, ben oltre Plutone, "la velocità di trasmissione dei dati è terribilmente lenta", dice Will Grundy del Lowell Observatory di Flagstaff, in Arizona, tra i principali autori degli studi.

Gli astronomi riferiscono che questo corpo celeste primordiale, il più distante oggetto mai esplorato dall'uomo, è piuttosto liscio e presenta meno crateri di quanto ci si aspettasse. Inoltre, è altamente riflettente come la maggior parte degli oggetti della Fascia di Kuiper, regione del sistema solare che si estende oltre l'orbita di Nettuno. 

All'occhio umano risulterebbe di colore rosso tendente al marrone, dice Grundy, e il colore rosso è una caratteristica tipica delle molecole organiche. Su Arrokoth è già nota la presenza di metano ghiacciato ma ancora non è stata rilevata acqua. 

Secondo i ricercatori queste caratteristiche sono legate alle sue origini. Ritengono infatti verosimile che questo corpo celeste si sia formato da una lenta fusione tra due diversi oggetti in orbita reciproca, fusione dovuta al collasso di una regione locale della stessa nebulosa planetaria da cui è nato il sistema solare. Una teoria in contrasto con teorie precedenti secondo cui i planetesimi (oggetti rocciosi primordiali alla base della formazione dei pianeti) si sarebbero formati a seguito di violente collisioni.

Indicato con la sigla 2014 MU69, Arrokoth è stato scoperto nel 2014 dal telescopio spaziale Hubble, è lungo circa 32 chilometri e largo 16 e ha una forma a due lobi.

Arrokoth (Ultima Thule) fotografato dalla sonda New Horizon (nasa)

Ultima Thule, il pupazzo di neve dello spazio ribattezzato Arrokoth e raggiunto dalla sonda Nasa New Horizon un anno fa, continua a svelarci i suoi segreti. Dalla distanza di oltre 6 miliardi di chilometri, infatti, ben oltre Plutone, "la velocità di trasmissione dei dati è terribilmente lenta", dice Will Grundy del Lowell Observatory di Flagstaff, in Arizona, tra i principali autori degli studi.

Gli astronomi riferiscono che questo corpo celeste primordiale, il più distante oggetto mai esplorato dall'uomo, è piuttosto liscio e presenta meno crateri di quanto ci si aspettasse. Inoltre, è altamente riflettente come la maggior parte degli oggetti della Fascia di Kuiper, regione del sistema solare che si estende oltre l'orbita di Nettuno. 

All'occhio umano risulterebbe di colore rosso tendente al marrone, dice Grundy, e il colore rosso è una caratteristica tipica delle molecole organiche. Su Arrokoth è già nota la presenza di metano ghiacciato ma ancora non è stata rilevata acqua. 

Secondo i ricercatori queste caratteristiche sono legate alle sue origini. Ritengono infatti verosimile che questo corpo celeste si sia formato da una lenta fusione tra due diversi oggetti in orbita reciproca, fusione dovuta al collasso di una regione locale della stessa nebulosa planetaria da cui è nato il sistema solare. Una teoria in contrasto con teorie precedenti secondo cui i planetesimi (oggetti rocciosi primordiali alla base della formazione dei pianeti) si sarebbero formati a seguito di violente collisioni.

Indicato con la sigla 2014 MU69, Arrokoth è stato scoperto nel 2014 dal telescopio spaziale Hubble, è lungo circa 32 chilometri e largo 16 e ha una forma a due lobi.
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