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Rifugiato del Camerun muore in Svizzera, amici biellesi raccolgono 11 mila euro per far rimpatriare la salma

Logo La Repubblica La Repubblica 3 giorni fa di CARLOTTA ROCCI
Mario Mokake © Fornito da La Repubblica Mario Mokake

E’ durata quasi un mese la gara di solidarietà per riportare Mario Mokake in Camerun. Il giovane rifugiato politico, che ha vissuto per due anni nel Biellese, era morto in Svizzera il 30 giugno e il suo corpo è rimasto per un mese e mezzo in un obitorio della città di Friburgo. I suoi amici di Biella hanno lanciato una campagna sulla piattaforma Gofundme per trovare gli 11mila euro necessari al rimpatrio della salma e al saldo del conto dell’obitorio (circa 100 franchi al giorno). 

Ieri Mario -  che era andato in Svizzera a cercare lavoro ed è morto annegato per un incidente -  è stato riportato a casa dalla madre Elisabeth. “La società civile ha fatto un gesto, forse piccolissimo, che ha ridato pace ad una delle infinite famiglie che perdono i loro parenti in un viaggio migratorio che non dovrebbe portare mai alla morte”, scrive Stefania Guida su Facebook per chiudere la sottoscrizione, la giovane torinese è stata una delle mentor di Mario, insieme all’associazione Singa, nei suoi anni in Italia ed è stata lei a promuovere la raccolta fondi on line. La sua famiglia di origine, che ha dovuto far fronte di recente anche al funerale del padre di Mario, non avrebbe mai potuto affrontare la spesa del rimpatrio.

Mario aveva 30 anni parlava correntemente tre lingue e aveva una laurea. In Italia Mario era arrivato a Biella dove aveva iniziato subito a lavorare, cercava un contratto, un po’ di stabilità, ma aveva trovato soltanto lavoretti saltuari e in nero. “Sognava grandi cose ma in Italia doveva fare sogni ridotti”, dice chi lo conosceva.  Aveva deciso di raggiungere un amico in Svizzera per cercare lavoro lì anche se in molti lo avevano sconsigliato. E’ morto prima di sapere che il 5 luglio avrebbe avuto un contratto di lavoro che, forse, gli avrebbe permesso di tornare in Italia.

Come se non bastasse anche la burocrazia ha fatto la sua parte: essendo un rifugiato politico in Italia, infatti, non poteva essere la Svizzera ad occuparsi delle esequie. Anche per questo i suoi amici, in contatto con i diversi consolati, hanno cercato di raccogliere loro la somma necessaria al rimpatrio.

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