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Altra domenica di proteste anti Lukashenko. Decine di migliaia in piazza

La minaccia delle autorità bielorusse di una dura repressione, usando armi da fuoco, non ha fermato decine di migliaia di persone, che hanno marciato anche questa domenica per le strade di Minsk, contro il presidente Alexander Lukashenko. I dimostranti hanno manifestato su un'arteria nel sud della capitale, dove si trovano moltre fabbriche, invocando allo sciopero e cantando slogan contro il presidente, al potere dal 1994, e la polizia. Circa 100 gli arresti in questa prima grande manifestazione dopo l'ultimatum dato al Capo di Stato da parte della leader dell'opposizione Svetlana Tikhanovskaya, rifugiata in Lituania. La 38enne ha dato fino al 25 ottobre a Lukashenko per dimettersi, altrimenti chiederà nuovamente ai suoi connazionali di scendere in piazza e di aderire a uno sciopero generale. Il comunicato, diffuso su Telegram, è stato definito Tikhanovskaya un "ultimatum del popolo". "Se le nostre richieste non verranno accolte - si legge - l'intero paese scenderà pacificamente in strada. E il 26 ottobre inizierà uno sciopero nazionale in tutte le aziende, tutte le strade verranno bloccate e le vendite ai negozi di stato collasseranno. Hai 13 giorni". Le proteste in Bielorussia sono scoppiate dopo le controverse elezioni presidenziali del 9 agosto, nelle quali il 66enne - definito da molti come l'ultimo dittatore d'Europa - ha ottenuto il sesto mandato. Secondo i dati ufficiali avrebbe preso l'80,1% dei voti contro il 10,1% della Tikhanovskaya. L'opposizione bielorussa ha denunciato numerose irregolarità elettorali, chiedendo la ripetizione delle elezioni. Gli oppositori di Lukashenko sono stati tutti obbligati a fuggire dal Paese o arrestati.
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