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Bielorussia: ancora proteste e repressione, 200 arresti

Hanno manifestato sotto la pioggia, hanno gridato "Tikhanovskaya è il nostro presidente" , hanno simbolicamente investito del potere quella che hanno chiamato "la presidente del popolo", Svetlana Tikhanovskaya appunto, leader dell'opposizione bielorussa. A Minsk e in altre città della Bielorussia un'altra domenica di proteste come sempre dal 9 agosto, data della vittoria dello storico leader del Paese, Aleksandr Lukashenko, in un voto che né l'UE né i bielorussi riconoscono. I manifestanti vogliono che Lukashenko lasci il potere e chiedono di vivere in un Paese libero. Ma l'ultimo dittatore d'Europa non cede. Anche questa domenica è andata in scena la repressione di Stato: 200 arresti secondo lo stesso ministero dell'Interno , granate assordanti e lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Appena 24 ore prima decine di arresti anche alla marcia delle donne, mentre chiedevano elezioni regolari e il rilascio dei detenuti politici: sono state portate via di peso dalla polizia. A fomentare ancora di più una rivolta indomita, il fatto che Lukashenko, senza preavviso, si sia insediato questo mercoledì , prestando giuramento. Da lontano, dalla Lituania dove è stata costretta a fuggire, la leader dell'opposizione Svetlana Tikhanovskaya ha inviato un messaggio alla piazza: "siamo milioni, vinceremo!" Ma la protesta, secondo alcuni testimoni inizia a dare segni di cedimento, anche il numero di persone in strada a Minsk, 50mila secondo le stime dell'AFP, è inferiore al solito.
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