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Binge Drinking: un fenomeno che preoccupa anche in Italia

Logo Il Giornale Salute Il Giornale Salute 18/04/2017 Paolo Grillandi
Binge Drinking: un fenomeno che preoccupa anche in Italia © Thinkstock Binge Drinking: un fenomeno che preoccupa anche in Italia

E' stata ribattezzata «binge drinking», letteralmente «abbuffata alcolica», si tratta di una smodata di assunzione di alcolici in un lasso di tempo molto breve, finalizzata principalmente a raggiungere uno stato di ubriachezza. Come spiega Emanuele Scafato, direttore dell'Osservatorio nazionale alcol del Centro nazionale di epidemiologia, «è un fenomeno preoccupante in Italia e in voga principalmente tra i giovani, con un picco tra i 18 e i 24 anni di età. L'Italia vive l'onda lunga di un modello culturale ormai ampiamente superato in gran parte d'Europa: nel Regno Unito i giovani socializzano attraverso la cucina, mentre in Islanda si sono convertiti al fitness. Ciò principalmente per merito di efficaci campagne di informazione, ma anche di politiche di prevenzione volte a ridurre la facilità di accesso all'alcol».

Al di là di questo, secondo gli ultimi dati presentati dall'Istat (riferiti all'anno 2016), fortunatamente il consumo di bevande alcoliche è in calo in Italia negli ultimi dieci anni. Soltanto un italiano su cinque assume alcol, di questi: un 51,7per cento beve vino, un 47,8per cento birra e un 43,2per cento liquori, amari o superalcolici in genere. Forti sono soprattutto le differenze di genere: se gli uomini preferiscono la birra, tra le popolazione femminile (specialmente tra le giovani sino a 24 anni) si scelgono gli aperitivi e i superalcolici. Il vino è amato principalmente dagli adulti tra i 45 e i 65 anni, senza differenza di genere.

Se, come detto, il binge drinking resta un fenomeno da monitorare - tra i 18 e i 24 anni, un ragazzo su cinque e una ragazza su dieci bevono sino all'intossicazione in modo ricorrente - cala comunque in generale il consumo di alcolici anche tra i più giovani: negli ultimi dieci anni è passato dal 29per cento al 20,4per cento.

A livello geografico maglia nera va al nord-est dove il consumo di alcolici fuori pasto riguarda il 63,1per cento degli uomini e il 44,1per cento delle donne, ed è il Trentino-Alto Adige la regione in cui si beve di più.

Oltre al consumo tra i giovanissimi, altro tema da non sottovalutare è quello dei casi sommersi, ossia quei soggetti per i quali il consumo di alcol risulta seriamente rischioso per la salute ma che non sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale: stando alle statistiche solo il 10per cento di queste persone viene intercettato dal SSN. «I medici italiani - dichiara Scafato - non sono preparati e di conseguenza intervengono raramente; auspicabile sarebbe l'obbligatorietà, per i medici, di seguire corsi di formazione dedicati. Basta un semplice colloquio con il paziente e la compilazione di un breve questionario per accertarsi se un individuo è più o meno a rischio».

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