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Come l’amore materno si prende cura del nostro Dna

Logo HuffPost HuffPost 16/04/2018 Dottor Post

Questo post è a cura di Shalom Haggiag, Specialista Neurologo, Azienda Ospedaliera S.Camillo-Forlanini Roma

© Getty Images © Getty Images

Negli anni '50 Donald W. Winnicott, brillante pediatra e psicoanalista freudiano, sosteneva che "le basi della salute sono stabilite dalla comune madre devota nella sua amorevole cura verso il proprio bambino" (tdr), il quale a sua volta vivrebbe in una condizione di "dipendenza assoluta" dalla madre.

Fin dai primi giorni di vita, il neonato sarebbe molto sensibile alle cure che riceve o non riceve e dalle quali dipende la costruzione della sua personalità e del suo mondo interiore. La madre, dal suo canto, mostrerebbe un esaltato coinvolgimento sia fisico sia inconscio, un'irresistibile spinta all'accudimento, durante la gravidanza e nelle settimane successive al parto.

Lo studioso britannico identificava in una "madre sufficientemente buona" una donna con l'adeguata "preoccupazione materna primaria" che la porta istintivamente a un adattamento quasi completo all'evolversi dei bisogni del suo bambino. Questa madre è capace di filtrare e presentare il mondo al bambino, di accompagnarlo a un graduale adattamento facendogli sperimentare l'onnipotenza soggettiva.

Il bambino prontamente allattato dalla madre, vive la sensazione che, ogni volta che ha fame, il cibo appaia come per magia, come se egli stesso facesse apparire il cibo solo per la fame. Il bambino solo in questo modo, diventa capace di sviluppare un Sé: inizia a costruirsi quella che Winnicott chiama, una "continuità dell'esistere". Invece una "madre non sufficientemente buona" è una donna spesso depressa, che fornisce le cure materne al bambino senza creatività, senza adattarsi a lui in maniera istintiva. Questo tipo di madre fornirebbe un accudimento discontinuo e disattento, eliminando in modo traumatico l'esperienza dell'onnipotenza soggettiva del bambino, favorendo lo sviluppo di un falso Sé, privo di energia creativa.

Da tempo le neuroscienze si interrogano se e come, oltre ai fattori ambientali e genetici, le prime esperienze di vita possano indurre effetti a lungo termine sull'individuo, modificando il suo sviluppo e la sua suscettibilità verso le malattie ed in particolare quelle psichiatriche. Nella maggior parte delle specie animali, lo sviluppo fetale e quello immediatamente successivo alla nascita sono i periodi più delicati della vita, poiché caratterizzati da intensissime attività di organizzazione e rimodellamento dell'attività cerebrale. Gli studi condotti sugli animali hanno ampiamente dimostrato come la manipolazione dell'ambiente primario possa indurre effetti neurobiologici e comportamentali duraturi, tentando così di stabilire un nesso causale tra le prime esperienze e i successivi processi nella vita.

Per l'individuo appena nato, la madre è il quasi esclusivo elemento ambientale con cui interagisce e ha quindi un ruolo fondamentale nel suo sviluppo. Il comportamento materno, istintivamente improntato all'accudimento, determina l'interazione reciproca madre-neonato, stabilendo un processo di attaccamento necessario ad un fisiologico sviluppo del sistema nervoso del cucciolo. Parziali o completi impedimenti a questo legame unico e speciale, comprometterebbero un armonico sviluppo del cervello, della mente e quindi anche della personalità.

In un affascinante studio recentemente pubblicato su Science (23 marzo 2018), i ricercatori del Salk Institute di La Jolla in California, hanno dimostrato come l'accudimento materno nei primi giorni di vita, possa modificare la sequenza del Dna nei neuroni del cervello dei cuccioli di topo, traducendosi in modifiche persistenti nel loro comportamento.

Tra le cucciolate di topi, hanno innanzitutto identificato due diversi stili di accudimento materno: il primo con madri impegnate con dedizione a leccare e toelettare i propri cuccioli (elevata cura materna) e il secondo con madri poco accudenti e poco premurose (bassa cura materna). Hanno quindi riscontrato che nei cuccioli allevati a bassa cura materna, rispetto a quelli ad elevata cura materna, venivano dosati più alti livelli di un fattore genetico (il retrotrasposoma L1) nell'ippocampo, un'area cerebrale fortemente coinvolta nell'emotività e nei processi di memoria. Queste modifiche genetiche, indotte nei cuccioli dal rapporto materno, potrebbero influenzare la fisiologia dei neuroni con ripercussioni sull'attività cerebrale. Infatti, come già precedentemente dimostrato dagli stessi ricercatori statunitensi, i topi adulti con comportamento ansioso, sono proprio quelli allevati da madri meno accudenti.

Pur trattandosi di un risultato che necessiterà di conferme ulteriori e oltre a non avere certe e dirette implicazioni sull'uomo, tuttavia la rilevanza di questo studio sta nell'aver dimostrato come l'espressione del geni del Dna possa subire modifiche attivate in base alla qualità e alla quantità della cura materna. Inoltre rappresenta un'ulteriore tassello nella comprensione dell'impatto delle esperienze emotive primarie sulla ristrutturazione del genoma e la sua espressione.

Probabilmente tra "la madre non sufficientemente buona" di Winnicot e la topina poco accudente corre una sorprendente analogia che apre ad ancora più importanti e mai sottovalutate conessioni tra le moderne neuroscienze e i più tradizionali orizzonti della psicologia dell'infanzia.

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