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Gli integratori di vitamina D non migliorano la salute delle ossa

Logo Il Giornale Il Giornale 10/10/2018 Maria Girardi
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Con il termine vitamina D si intendono tutti i composti che presentano l'attività biologica del calciferolo. Essa è di fondamentale importanza per il mantenimento dell'omeostasi del calcio e quindi necessaria per lo sviluppo di ossa sane e forti. La dose giornaliera consigliata per gli adulti è di 10 mcg, mentre per i bambini è compresa tra gli 8,5 e i 10 mcg. Una sua carenza porta ad una inadeguata mineralizzazione dello scheletro e a sintomi quali debolezza muscolare e dolori addominali. La vitamina D si introduce mediante il consumo di alimenti come fegato, oli di pesce, uova, burro e latte o anche attraverso integratori, benché una recente ricerca smentisca l'utilità di questi ultimi.

Lo studio, guidato dagli esperti Mark Bolland e Andrew Gray dell'Università di Auckland in Nuova Zelanda e dal professore Alison Avenell della Aberdeen University e pubblicato su Lancet Diabetes & Endocrinology, si basa su una revisione su larga scala di indagini scientifiche sui supplementi di vitamina D. Per la precisione sono state prese in considerazione 81 ricerche che hanno coinvolto 53mila persone, in prevalenza donne di età superiore ai 65 anni. Dalla grande meta-analisi è emerso che non ci sarebbero prove in grado di giustificare una minore incidenza di fratture e una migliore qualità di densità ossea attraverso l'assunzione di integratori vitaminici. Afferma Bolland:

"Le cose sono cambiate dal 2014 quando è stata effettuata l'ultima importante revisione delle prove. Negli ultimi quattro anni sono stati pubblicati oltre 30 studi randomizzati e controllati sulla vitamina D e sulla salute delle ossa, quasi raddoppiando la base di prove disponibili".

Secondo i ricercatori, un passo importante sarebbe quello di modificare le linee guida seguite da medici e operatori sanitari che finora hanno sempre raccomandato l'utilizzo degli integratori di vitamina D in caso di osteoporosi. Ma i supplementi vitaminici non sono affatto da bandire. Essi, infatti, sono utili nella prevenzione di condizioni rare come l'osteomalacia e il rachitismo che si verificano dopo una prolungata mancanza di esposizione alla luce solare.

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