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Il grasso bruno influenza anche il senso di sazietà

Logo Il Giornale Salute Il Giornale Salute 23/02/2019 Paolo Grillandi
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Da un recente studio, pubblicato su Cell, è emerso che il tessuto adiposo bruno ha un ruolo centrale nell'invio al cervello di segnali che attivano una serie di processi cerebrali che ci fanno provare il senso di sazietà stimolandoci a smettere di mangiare. A fare questa scoperta è stato un team di ricercatori del Politecnico di Monaco di Baviera e della finlandese Università di Turku, i quali sono giunti a questa conclusione dopo una serie di esperimenti prima su topi di laboratorio e poi su volontari umani.

Nel nostro organismo l'energia viene immagazzinata nel tessuto adiposo, sotto forma di due diversi tipi di grasso: quello bianco e quello bruno. Il grasso bianco garantisce le riserve necessarie a far fronte alle più svariate richieste energetiche del corpo, anzitutto quelle per il lavoro muscolare, anche in periodi in cui il cibo scarseggia. Il grasso bruno, invece, si riteneva che avesse un'unica funzione: assicurare la termogenesi, ossia la produzione del calore necessario a mantenere la giusta temperatura del corpo.

In quest'ultimo studio, i ricercatori hanno scoperto che la secretina - un ormone, prodotto dal duodeno, che serve a stimolare il pancreas a secernere sostanze alcaline per neutralizzare l'acidità del succo gastrico - si lega anche ai recettori delle cellule del tessuto adiposo che contengono il grasso bruno, spingendole ad attivare il processo di termogenesi. A sua volta, il rialzo della temperatura innesca la formazione di canali ionici temporanei in una classe di neuroni del cervello, i cosiddetti neuroni POMC, che scatenano la risposta cerebrale che determina il senso di sazietà.

Visto che gli alimenti non stimolano il rilascio della secretina tutti allo stesso modo, la scoperta ha una conseguenza potenzialmente interessante: una volta approfondito il legame fra i micronutrienti contenuti nei cibi e la produzione di secretina, mangiare il giusto antipasto potrebbe rivelarsi molto utile per promuovere la sazietà e ridurre le dimensioni dei pasti successivi e dunque il loro apporto calorico. Inoltre, il grasso bruno potrebbe rappresentare un nuovo bersaglio per futuri interventi nutrizionali o farmacologici contro l'obesità e le malattie metaboliche.

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