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Chi guarisce dal coronavirus diventa immune?

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La questione è di quelle particolarmente importanti. Ancora di più con l'arrivo in questi giorni di un tampone rapido che non solo ci dice se abbiamo in corso l'infezione, ma se l'abbiamo già avuta. Sapere se si diventa immuni al coronavirus è un dato cruciale, visto che tutti gli studi convergono sul fatto che nella maggioranza dei casi le persone colpite sono asintomatiche o hanno sintomi lievi. È importante rispondere a questa domanda perché se ci si immunizza, chi è guarito dalla malattia o l'ha fatta in modo asintomatico potrebbe uscire da casa e mettersi al lavoro, in attesa che sia trovato il vaccino per difendere anche gli anziani e i più fragili. In particolare gli operatori sanitari, dai medici agli infermieri, una volta guariti potrebbero occuparsi con meno problemi delle persone in condizioni critiche.

Aumentando poi i casi di immunità all'interno di una comunità diminuirebbe comunque il rischio di contagio. Non si è sicuri sull'immunità di gregge, ma è un fatto la questione che meno persone possono contagiare, più difficile diventa la trasmissione del virus.

Inoltre è partita la sperimentazione anche negli Stati Uniti perl'uso del plasma dei guariti, che potrebbe essere utile, se i risultati lo dovessero confermare, per le persone malate.

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Immuni al coronavirus: come reagisce il nostro corpo a un virus?

Quindi a questa domanda gli esperti rispondono sì, ma con alcune importanti incognite.

La difesa di prima linea di una persona quando è colpita da un virus è un anticorpo chiamato immunoglobulina M, il cui lavoro è quello di sentinella per avvisare il corpo se ci sono virus o batteri. Dopo alcuni giorni dall'infezione il sistema immunitario affina questo anticorpo in un secondo tipo, l'immunoglobulina G, costruita per riconoscere e neutralizzare uno specifico agente patogeno. Questa condizione può impiegare anche una settimana. La risposta però varia da persona a persona a seconda anche delle sue condizioni di salute: alcuni riescono a neutralizzare più facilmente il virus, altre molto meno.

Cosa succede a chi guarisce?

In alcuni casi questi anticorpi riescono a generare una risposta a vita. È il caso delle malattie esantematiche, come il morbillo. Gli anticorpi contro altri coronavirus, che causano il comune raffreddore, resistono invece da uno a tre anni. Questo potrebbe essere vero anche per il coronavirus che causa la Covid-19.

CORONAVIRUS: SEGUI GLI AGGIORNAMENTI

Uno studio fatto su macachi infettati dal nuovo coronavirus ha evidenziato come una volta ammalati, le scimmie producono gli anticorpi e resistono a successive infezioni. Non è chiaro però per quanto tempo, visto che la malattia è nuova.

Immuni al coronavirus: cosa succede con le malattie provocate da altri coronavirus?

La maggior parte delle persone che si sono ammalate di SARS, virus cugino del nuovo coronavirus, hanno mostrato di avere un'immunità che dura tra gli 8 e i 10 anni. Quelle guarite dalla MERS, altro virus parente, hanno un'immunità che oscilla tra un anno e due.

Comunque anche in caso di nuova infezione, la seconda volta dovrebbe essere meno aggressiva della prima. Questo avviene perché il sistema immunitario ha una memoria e si ricorda i virus e i batteri che ha già combattuto.

Immuni al coronavirus anche i bambini che non si  ammalano e gli adulti asintomatici?

Un'altra domanda importante a cui dare una risposta è un'altra. Anche i bambini o gli adulti che sono asintomatici o che hanno sintomi lievi producono un numero adeguato di immunoglobuline G e diventino immuni? Di questo argomento si sono occupati esperti dell'Università Erasmus di Rotterdam nei Paesi Paesi. I ricercatori hanno analizzato la presenza di anticorpi in 15 pazienti. I risultati sono stati anche confrontati con 100 campioni di sangue di pazienti di altri coronavirus. Sembrerebbe, ma lo studio è troppo piccolo per non poter usare il condizionale, che chi ha incrociato altri coronavirus abbia una risposta immunitaria più forte contro la Covid-19. Questo spiegherebbe perché i bambini ad esempio hanno in genere sintomi lievi o nessun sintomo.

Diventa cruciale quindi sottoporre il maggior numero di popolazione al test del sangue per verificare la presenza o meno degli anticorpi.

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