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Chi non può assolutamente fare la risonanza magnetica?

Logo OK Salute OK Salute 21/07/2019
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La risonanza magnetica è un esame diagnostico non invasivo, che sfrutta radiazioni elettromagnetiche totalmente innocue per acquisire immagini del corpo in tre dimensioni. Si tratta di una metodica basata sulla capacità di captare i segnali emessi dagli atomi di idrogeno, che sono presenti nei tessuti umani, quando questi sono sollecitati da un campo magnetico. Questo esame viene prescritto per verificare la presenza o il decorso di patologie dell'apparato muscolare e osteo-articolare, del sistema nervoso centrale e periferico, del sistema cardiovascolare, del distretto urogenitale, dell'apparato gastrointestinale e delle ghiandole mammarie. Tuttavia, alcune persone non possono in alcun modo sottoporsi a questo esame. Gli specialisti di Diagnostica per Immagini degli ospedali Humanitas Gavazzeni e Humanitas Castelli di Bergamo spiegano quali sono.

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Chi non può fare la RM

I portatori di pacemaker, defibrillatori cardiaci e stimolatori midollari possono sottoporsi a TC ma non a risonanza magnetica, perché i campi magnetici prodotti dall'apparecchiatura potrebbero alterare pericolosamente il funzionamento di tali devices. In casi selezionati di pazienti portatori di specifici dispositivi RM compatibili, lo specialista aritmologo può preventivamente disattivare tali dispositivi per riattivarli al termine dell’esame.

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Divieto anche per chi porta protesi e viti

L'esame è comunque sempre controindicato nei portatori di materiali metallici non RM compatibili come corpi estranei vicino ad organi nobili o vitali, alcuni chiodi, viti, protesi e alcuni tipi di valvole cardiache. Tutti elementi che potrebbero spostarsi o surriscaldarsi con i campi magnetici prodotti dalla risonanza. Meglio dunque segnalare ogni tipo di operazione subita, anche se i materiali e i devices utilizzati nella pratica chirurgica e cardiovascolare degli ultimi anni utilizzano leghe compatibili e che non interferiscono con l'indagine.

E le donne in gravidanza?

Per le donne in gravidanza l’esame sarebbe prudenzialmente da evitare nelle prime 12 settimane e in ogni caso deve essere eseguito solo dietro precisa indicazione specialistica.

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