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Coronavirus, studio italiano cerca una cura negli anticorpi dei convalescenti

Logo La Repubblica La Repubblica 2 giorni fa di VALERIA PINI
© Fornito da La Repubblica

CLONARE gli anticorpi monoclonali da pazienti convalescenti per sviluppare la cura contro il coronavirus e un futuro vaccino. E' l'obiettivo del progetto di ricerca nato dall'accordo biennale tra Toscana Life Sciences di Siena e l'Istituto nazionale malattie infettive dell'ospedale Spallanzani di Roma.

L'Istituto Spallanzani darà la possibilità al team di ricercatori di accedere a informazioni e analisi del sangue dei pazienti con infezione Covid-19 allo scopo di isolare, coltivare e caratterizzare l'agente patogeno.

Usati contro i tumori

Già usati per contrastare i tumori e contro l'antibioticoresistenza, gli anticorpi monoclonali potrebbero indicare una via in tempi rapidi, almeno ne sono convinti i ricercatori. Una priorità vista anche la rapidità con la quale si sta espandendo l'epidemia. "Il nostro obiettivo è sempre lo stesso: fare ricerca traslazionale, in grado di produrre risultati utilizzabili a breve termine nell'attività di cura" sottolinea il direttore scientifico dell'Istituto Spallanzani, Giuseppe Ippolito.

"Primi a identificare il virus"

Sin dalle prime settimane dell’epidemia, l'ospedale Spallanzani è stato in prima linea nella lotta al Covid-19. "Il nostro laboratorio di virologia è stato tra i primi al mondo ad isolare il virus, - spiega Ippolito - ha sviluppato in house test diagnostici in grado di rilevare la presenza del virus ben prima che fossero disponibili test commerciali, partecipa ai trial clinici nazionali ed internazionali per la sperimentazione di protocolli di cura. L’accordo con Toscana Life Sciences costituisce in questo senso un passo ulteriore, permettendoci di unire la consolidata esperienza dell’Istituto nel campo dei virus emergenti con la capacità di Toscana Life Sciences di sviluppare anticorpi monoclonali da utilizzare anche contro infezioni virali".

Contro i batteri

Sicurezza

"Gli anticorpi monoclonali umani sono sicuri, già ampiamente impiegati in terapia tumorale e approvati da tutte le agenzie regolatorie. Recentemente sono stati usati anche per malattie infettive e nel caso dell’infezione da Ebola hanno rappresentato la prima e unica soluzione per terapia e prevenzione - spiega Claudia Sala, ERC Senior Scientist vAMRes Lab, Fondazione Toscana Life Sciences – Inoltre hanno tempi di sviluppo più rapidi rispetto ai vaccini o ad altri farmaci antivirali. Riteniamo che tali tempi si riducano ulteriormente trattandosi di virus, entità biologica molto piccola e meno complessa rispetto ai batteri”. 

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