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Covid, due studi da Israele mostrano che vaccino Pfizer riduce trasmissione fino al 94%

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Ancora buone notizie da Israele: due nuovi studi mostrano che il vaccino Pfizer/BioNTech, oltre ad impedire la probabilità di sviluppare una forma grave della malattia, riduce fortemente la trasmissione del Covid-19, ossia la possibilità che le persone vaccinate possano contagiare altri.

I primi dati arrivano da uno studio condotto dal ministero della Salute israeliano e da Pfizer, dal quale emerge che il vaccino della casa farmaceutica statunitense, sviluppato con l’azienda di biotecnologie tedesca BioNTech, riduce il contagiodell’89,4% nei casi asintomatici e del 93,7% nei casi sintomatici.

Le scoperte dello studio pre-pubblicato, non ancora sottoposto a revisione paritaria, sono state rese note per la prima volta dal sito d’informazione israeliano Ynet e poi riportate da Reuters.

Il secondo studio proveniente da Israele mostra una riduzione dell′85% dei casi sintomatici di Covid tra i 15 e i 28 giorni dalla prima dose di somministrazione del vaccino Pfizer. La ricerca è stata svolta allo Sheba Hospital di Tel Aviv in Israele. Lo studio, in attesa di essere sottoposto a peer-review per la pubblicazione sulla rivista medica Lancet, è stato condotto su 7mila operatori sanitari della stessa struttura a cui è stato somministrato il vaccino. Stando ai dati raccolti, per gli asintomatici l’infezione si riduce del 75% dopo la prima dose.


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“Tutto questo conferma la validità della decisione del governo inglese di cominciare a vaccinare i propri cittadini con un’unica dose del vaccino”, ha osservato Arnon Afek, vice direttore del Centro medico dell’ospedale. Intanto, anche in altri Paesi si sta prendendo in considerazione la possibilità di ritardare la somministrazione della seconda dose in modo da poter vaccinare un numero maggiore di persone.

Eyal Leshem, direttore del Centro per la medicina di viaggio e le malattie tropicali dello Sheba ha detto: “Questo conferma l’efficacia di una singole dose di vaccino nella vita reale e mostra una sua precocità anche prima della somministrazione della seconda dose”. Viene così “ridotta in modo molto molto significativa” la possibilità di contagio, ha affermato Gili Regev-Yochay, direttrice dell’Unità di epidemiologia delle malattie infettive della struttura sanitaria citata dalla testata Times of Israel.

Nel frattempo, stando agli ultimi dati disponibili, Israele è arrivato al 45,3% delle persone vaccinate con almeno una dose, ovvero 4.138.000 cittadini. Ad avere avuto anche la seconda dose sono stati in 2.762.000, circa il 30,2% della popolazione. Prosegue anche il calo delle nuove infezioni e scende il numero dei malati gravi.

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