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Mal di pancia in basso a sinistra: potrebbe essere diverticolosi

Logo OK Salute OK Salute 13/02/2020
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Di diverticoli di per sé non rappresentano una malattia invalidante, ma un’alterazione anatomica delle pareti interne dell’apparato digerente, tra l’altro molto frequente con l’avanzare dell’età. «Questo perché anche i tessuti degli organi addominali invecchiano: il colon, in particolare, perde elasticità e sviluppa delle estroflessioni, i diverticoli appunto, soprattutto nel sigma, il tratto di colon nella parte bassa sinistra dell’addome», spiega il gastroenterologo Edoardo Vincenzo Savarino, professore associato all’Università di Padova, membro del consiglio direttivo della Società italiana di gastroenterologia (Sige).

Nell'80% dei casi i diverticoli non danno sintomi

«I diverticoli, in pratica, sono come delle tasche, delle saccocce che si formano dove la parete del colon si assottiglia, si indebolisce e cede», illustra Attilio Giacosa, docente di gastroenterologia all’Università di Pavia. Il colon cede perché, invecchiando, diventa meno elastico e può essere messo a dura prova dalla pressione delle feci dure che passano al suo interno, determinando così una dilatazione della mucosa verso l’esterno. Ma nella stragrande maggioranza dei casi, avere diverticoli non significa stare male. «Indicativamente su dieci pazienti otto non hanno alcun sintomo», puntualizza Giacosa. Come si legge infatti sulla rivista Gastroenterology, solo il 20% circa dei pazienti sviluppa la sintomatologia, il che vuol dire che la presenza di diverticoli - definita diverticolosi - nella maggior parte della popolazione resta asintomatica e così c’è chi scopre di averli casualmente, in seguito a colonscopia o altri esami radiologici o endoscopici del colon effettuati per altri motivi.

Diverticolosi sintomatica: mal di pancia e irregolarità intestinale

Mangiare frutta, verdura e cereali intergali, per un adeguato apporto di fibre, e bere molta acqua, per aiutare la digestione, rendere più morbide le feci e favorire il transito intestinale, sono buone abitudini per ridurre il rischio di andare incontro a diverticolosi sintomatica. In pratica, per non sviluppare irritazione e infiammazione dei diverticoli a causa del ristagno di frammenti di materiale fecale con conseguente moltiplicarsi dei batteri e infiammazione della parete del colon. La malattia diverticolare causa dolori addominali, gas, irregolarità intestinale, quindi diarrea o stipsi», spiega Giacosa. «E va curata per non andare incontro al rischio di complicanze». Quindi, considerato che può essere il segnale di diverse malattie, in presenza di dolore addominale il consiglio è di parlarne subito con il medico per stabilirne la causa. E, in caso di diverticolosi sintomatica, il medico potrà suggerire la dieta e la terapia farmacologica ottimali.

Come spegnere l'infiammazione

Innanzitutto «il consiglio è di migliorare l’alimentazione al fine di avere feci morbide, perché le feci dure si possono bloccare a livello intestinale e peggiorare lo stato infiammatorio», raccomanda Savarino. «E poi, in caso di diverticolosi sintomatica, si può ricorrere a farmaci antidolorifici e antispastici, per alleviare gonfiore e dolori addominali, e agli specifici antibiotici intestinali che agiscono riducendo la quota batterica nell’intestino».

Utili anche probiotici e antibiotici intestinali

Mantenere il corretto funzionamento intestinale ottimale, dunque, è importante per ridurre la pressione sui diverticoli e stati irritativi importanti. Quindi ben venga una dieta ricca di liquidi e vegetali e «una terapia farmacologica polivalente: dai probiotici, per stabilizzare i processi fermentativi della flora intestinale, agli antibiotici, che agiscono come antinfiammatori della parete del colon. Sono quelli usati anche in caso di colite ulcerosa o morbo di Crohn», conclude Giacosa.

La diverticolite è una complicanza della diverticolosi

È importante non sottovalutare la diverticolosi, perché il dolore frequente e ricorrente, l’irregolarità intestinale, il gonfiore e la sensazione di malessere impattano sul benessere psicofisico. «Senza dimenticare, poi, che la costanza del fenomeno apre la porta a situazioni più severe come la diverticolite acuta, che può rendere necessaria l’ospedalizzazione», spiega il gastroenterologo Edoardo Vincenzo Savarino. La diverticolite acuta è caratterizza da dolore addominale severo e prolungato, febbre, vomito, nausea e chiusura dell’alvo che impedisce la normale evacuazione delle feci e dei gas intestinali. «E può portare allo sviluppo di complicanze quali ascessi, emorragie, perforazioni e peritonite», chiarisce il gastroenterologo Attilio Giacosa. La colonscopia e la colon-TC sono gli esami diagnostici che possono confermare o escludere la presenza di diverticoli. Per accertare le cause dello stato di malessere si eseguono anche gli esami del sangue, delle urine e delle feci e il test della funzionalità epatica.

Come si cura la diverticolite?

Il trattamento terapeutico varia a seconda della gravità della diverticolite. Oltre al digiuno e alla reidratazione, nei casi più lievi, infatti, può essere sufficiente la terapia antibiotica per via endovenosa per contrastare l’infezione creata dai batteri intestinali. Mentre nelle situazioni più gravi può essere necessario anche l’intervento chirurgico per asportare la parte di colon interessata dai diverticoli. «Nella maggior parte dei casi i diverticoli sono localizzati nel sigma e nel discendente, due porzioni del colon di circa 20 centimetri la cui rimozione non comporta ripercussioni», spiega Savarino.

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