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Stress da Covid-19, una linea telefonica per aiutare gli operatori sanitari

Logo La Repubblica La Repubblica 25/03/2020 di VIOLA RITA
© Fornito da La Repubblica

ANCHE chi aiuta ha bisogno di aiuto. Mai quanto ora, medici, infermieri e altri operatori della salute potrebbero aver bisogno di supporto psicologico per far fronte alle difficoltà dovute all'emergenza coronavirus. E anche per poter aiutare meglio le persone malate. Per questo, oggi, psichiatri e psicologi della Fondazione Policlinico Agostino Gemelli Irccs aprono le porte, seppure in maniera figurata, a tutti questi professionisti, per fornire loro ascolto nel caso di stress, problemi psicologici o anche semplicemente di dubbi e paure legate all'epidemia di Covid-19. Come? Con due diversi progetti, una linea telefonica dedicata a tutti gli operatori sanitari sul territorio nazionale, attiva 7 giorni su 7 dalle 9 alle 18, e un'iniziativa simile rivolta, più specificamente, a tutto il personale del Gemelli.

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Un aiuto per tutti gli operatori in Italia

Il progetto “Resilienza Covid19” intende fornire sostegno da remoto a chiunque ne abbia bisogno e lavori nell'ambito della sanità. Per questo è già attivo, 7 giorni su 7, dalle 9 alle 18, il numero 3423242015 e la email resilienzaCovid19@policlinicogemelli.it. A rispondere, sono specializzandi del 3° e 4° anno di psichiatria sotto la supervisione di Luigi Janiri, direttore della scuola di specializzazione in psichiatria al Gemelli. “Ci sono tre percorsi possibili – ha spiegato Gabriele Sani, professore di psichiatria della UOC di Psichiatria del Gemelli, che insieme a Janiri coordina il progetto – in prima battuta c'è un supporto telefonico. Qualora necessario, poi, è possibile organizzare una terapia individualizzata e strutturata online, tramite videochiamate. O ancora dei gruppi di terapia sempre per via telematica, qualora si arrivi a formare un gruppo con esigenze e caratteristiche simili”.

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“Non sei solo” è l'altro progetto per il supporto dedicato al personale del Gemelli. “Anche in questo caso si può svolgere una terapia personalizzata”, rimarca Sani. “Qualora necessario è possibile pensare a incontri individuali, sempre a distanza e rispettando tutte le normative, anche se si predilige la possibilità di un intervento terapeutico tramite videochiamata”.

Il carico fisico e psichico

Una telefonata o una videochiamata possono aiutare molto. Le difficoltà maggiori sono per chi lavora nei reparti con persone ricoverate per Covid-19, ma anche il personale di altri reparti può risentire di un forte stress. “Le sollecitazioni fisiche e psichiche sono molto più elevate”, ha sottolineato l'esperto. “Le ragioni sono varie. Per chi è in prima linea il carico di lavoro è decisamente alto, come anche la frustrazione a causa del fatto che in ospedale i malati hanno spesso problemi gravi o in alcuni casi vanno incontro a decesso”.

E poi c'è la paura. “Anche il timore, l'ansia di contrarre l'infezione è frequente”, aggiunge Sani. “In questo caso la paura non è di per sé negativa: una giusta dose di questa emozione, che non ci porti alla paralisi, serve a proteggerci e a far sì che adottiamo tutte le misure possibili per ridurre il rischio di contagio”. Questo rischio, prosegue lo psichiatra, non può essere annullato, ma può però essere significativamente ridotto, se non ci facciamo prendere dal panico ma rimaniamo sempre con gli occhi aperti.

Come affrontare stress e alla paura

In primo luogo, quando sentiamo una pressione eccessiva, è bene ricordare che chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma di forza: si dimostra di essere consapevoli dei propri limiti e del fatto che non si è onnipotenti. “Questo vale anche per i medici e i sanitari. Preservare la loro salute è importante per loro e per gli altri”, chiarisce lo psichiatra. “Perché così potranno sostenere meglio anche i contagiati e i ricoverati”. Un po' quando prendiamo l'aereo e ci viene insegnato che in caso di emergenza dobbiamo indossare la maschera dell'ossigeno prima di poterla mettere ad altri passeggeri in difficoltà.

“Per combattere la frustrazione, poi, teniamo a mente che questa lotta al nuovo coronavirus può essere paragonata a una maratona”, ha raccontato l'esperto. “All'inizio e per buona parte della corsa percepiamo soltanto la fatica e non vediamo risultati. Ma sappiamo che lo sforzo è finalizzato a un obiettivo ultimo e che la maratona ha una conclusione, un traguardo. Ricordarci di questo può aiutarci a darci la forza di continuare a combattere anche se il percorso è impervio”.

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