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De Rossi: “Non voglio smettere di giocare. Tifosi, fidatevi di Kolarov”

Logo La Stampa La Stampa 12/02/2019 MATTEO DE SANTIS
© ANSA

Il capitano non abbandona mai la nave e vuole condurla in Porto. Daniele De Rossi torna al timone nei mari romanisti di Champions e lancia un appello alla ciurma: ora più che mai deve essere unita. Nessuna divisione in figli e figliastri, nessuna scissione: adesso c’è il Porto e l’appuntamento con quella musichetta della Champions che la scorsa stagione venne ascoltata dalle orecchie giallorosse fino in semifinale. «Sarei felicissimo se si dovesse ricomporre questa piccola frattura fra Kolarov e una parte della tifoseria. Mi trovo un po’ nel mezzo: voglio bene ai tifosi e Aleksandar è come un fratello. Dico ai romanisti di fidarsi di me, Kolarov è un professionista serio che tiene alla Roma e io preferisco gente così a chi bacia la maglia e poi si ferma al primo doloretto o si rifiuta di giocare in un altro ruolo. Dall’altra parte, il tifoso va assecondato e rispettato quando c’è sofferenza». Parole da capitano, ma anche di chi, con un contratto in scadenza a giugno, non ha nessuna voglia di smettere. «Se starò bene fisicamente voglio continuare a giocare – ammette candidamente De Rossi - negli ultimi tre anni mi sono sentito importante come non mai. Se il ginocchio continuerà a rispondere bene non mi fermerò. Domani, però, dobbiamo vincere e non fare un test sulla mia condizione fisica. L’esperienza può essere un valore aggiunto, ma anche il Porto è abituato a giocare partite così. Sarebbe sbagliato pensare troppo alla nostra cavalcata dello scorso anno, adesso è un altro torneo. Abbiamo avuto momenti negativi, ma non penso che siamo mai stati davvero sull’orlo del baratro».

Di Francesco, seduto accanto al capitano, annuisce e amplifica il concetto: «Il percorso è ancora lungo, ma l’appuntamento con il Porto è una buona occasione per riportare entusiasmo. Loro sono tosti, vincono molti duelli difensivi e inducono sempre gli avversari a spendere moltissimo dal punto di vista fisico. Serviranno esperienza e gamba, ma sarà fondamentale non prendere gol. Sergio Coinceçao sta facendo un grandissimo lavoro e il passato ci insegna che non possiamo fidarci troppo del Porto». I due precedenti europei, datati 1981 (Coppa delle Coppe) e 2016 (preliminare di Champions League), riportano a galla altrettanti sfratti subiti dalle Rome di Liedholm e Spalletti. Di Francesco, però, è più interessato agli aggiornamenti costanti della hit parade dell’infermeria di Trigoria: sale Manolas, completamente recuperato; in forte dubbio fino a domattina Olsen, nonostante una sessione odierna di lavoro personalizzato; scende Schick, obbligato a fermarsi di nuovo. Un bollettino che dovrebbe riportare la Roma al 4-3-3, Zaniolo all’avanzamento nel tridente avanzato e De Rossi preferito a Nzonzi come centro di gravità in mezzo al campo.

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