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Pasalic, l’uomo ovunque dell’Atalanta creato da Gasperini

Logo La Gazzetta dello Sport La Gazzetta dello Sport 5 giorni fa Francesco Fontana

“Sarebbe il massimo se venisse acquistato: con uno come Gasperini può solo migliorare, tra un anno potrebbe valere il doppio”. Era il pensiero di Marko Naletilic: suo agente, amico soprattutto. Un concetto tra speranze e previsioni che riporta all’ultima estate, nel corso della trattativa con il Chelsea, club proprietario del cartellino. Dopo il rinnovo con i Blues fino al 2022 arrivò l’accordo, purtroppo per Pasalic “solo” per un ulteriore prestito fino al 2020 con riscatto invariato (15 milioni di euro, come nel 2018). Non siamo nemmeno a metà novembre, se andasse avanti così l’Atalanta potrebbe seriamente pensare di renderlo nerazzurro al 100%. D’altronde, il croato è un altro rispetto a qualche mese fa. E occhio, se qualcuno lo chiamasse “perfetto dodicesimo” dimostrerebbe di non essere al passo coi tempi: finora ha giocato più di un certo Freuler, un “titolarissimo” che nel 2018-2019 correva, correva, correva e non usciva mai.

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Che serata con il Papu

La crescita di Mario ha cambiato gli scenari: tra Serie A e Champions League, 14 presenze (968’ giocati) contro le 11 dello svizzero (901’). Inoltre, è stato schierato titolare nove volte su 11 in campionato, due su quattro in Europa con due gol: all’Udinese, ma soprattutto al Manchester City in una “special night” come poi l’ha definita via social. Un post con tanto di “Grazie Papu” per l’assist al 4’ della ripresa: super cross dalla sinistra, colpo di testa e Bravo raccoglie. Con Palomino e Ilicic, Pasalic è stato il migliore della Dea: serata e prestazione da jolly, “galleggiando” tra la parte centrale del campo e le fasce. Primi 45’ da esterno offensivo, ripresa da numero 10 per permettere a Gomez di inventare: l’argentino si abbassa - contro Guardiola, specialmente prima dell’intervallo - o si avvicina alla porta. E la mediana? La posizione naturale, se potesse scegliere non la cambierebbe mai: per ora la occupa part-time, di certo quando il Papu si posiziona alle spalle delle punte.

Capace di tutto

Messa così, sembra che Pasalic sia capace di tutto. Esagerato. Oppure no: magari a ritmi non sempre top, ma ci riesce. Non a caso, nei pensieri del Gasp (il mister stravede: merito suo se a gennaio è rimasto a Bergamo), può essere l’”erede” ideale di Kurtic e Cristante. Sulla carta entrambi centrocampisti centrali, in realtà positivamente “anarchici” tra difesa e attacco: 10 reti in 92 match per lo sloveno dal giugno 2015 al gennaio 2018, 15 in 59 per l’italiano dal gennaio 2017 al giugno 2018. Mario, in 56 presenze dal luglio 2018, ha già raggiunto quota 10 (due gol in questa stagione). E con sette mesi davanti - e magari più precisione e cattiveria, in primis calciando dalla distanza -, nei numeri quasi certamente diventerà il miglior “tuttocampista” dell’era Gasperini. Status non banale, che insegue anche Malinovskyi.

Inseguendo quel 100%

Quanto conta la duttilità: arma vera per Mario, l’elemento che più di altri consente a Gomez di fare la differenza. E infatti, i due, giocano parecchio assieme (finora 10 match su 15). Così l’ucraino, che oggi il tecnico immagina come “vice” Papu, avrà il tempo necessario per completarsi. Intanto c’è un Pasalic che non si ferma. E chissà che tra un po’ quei 15 milioni fissati per il riscatto non possano rappresentare un affare. Con il Chelsea se ne parlerà a fine stagione, dipendesse dal ragazzo non ci sarebbero dubbi: dopo tanto girovagare (classe ’95, sei maglie prima di Bergamo), vuole ancora la Dea. Possibilmente al 100%.

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