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Cipollini ha rischiato di morire: "Sì, sono stato fortunato"

Logo La Gazzetta dello Sport La Gazzetta dello Sport 08/11/2019 Claudio Ghisalberti

L’appuntamento è in un bar di Forte dei Marmi. Mezzogiorno. Mario Cipollini è in veranda, solo. Il Re Leone è ferito. Anche, seppure cerchi di mascherarlo, un po’ triste. Provato nel fisico e nell’anima. «E’ un periodo con il vento in faccia, ma sono abituato a lottare», dice guardando lontano.

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Nei giorni scorsi è stato ricoverato per un problema cardiaco ad Ancona. Vari esami, un’ablazione, cinque biopsie che danno un esito duro: miocardite importante, che causa il 20% delle morti improvvise in giovane età. Roberto Corsetti, il medico conosciuto alla Liquigas e diventato un amico, ha due certezze: «Il problema è molto più serio di quello che si potesse pensare. Sì, Mario ha rischiato di morire. Ma lui, non sappiamo se in due, tre mesi o quanto, tornerà quello di prima». Cipollini è controvento anche perché Sabrina Landucci, la ex moglie, gli rivolge accuse pesantissime: maltrattamenti, violenze, stalking. Un caso già archiviato e che il Procuratore di Lucca ha deciso di riaprire. Il 4 dicembre verranno ascoltate la ex suocera e l’ex cognato. Per lui non è stata ancora fissata un’udienza. Cipollini non intende rilasciare dichiarazioni. Il tempo di un caffè, poi quattro passi verso un’altra delle sue tane, il «Pesce baracca» del suo amico Piero. 

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Pantani

«Hai visto il servizio delle Iene su Pantani?», chiede guardando dritto negli occhi. Marco gli torna in mente almeno quattro volte nel tempo dell’incontro. Mario si ricorda ogni dettaglio, persino di quella volta che in un giorno di pioggia s’era seduto a parlare al telefono sotto una pensilina. Il Panta era a caccia in Grecia. «Gli avevo spiegato il mio progetto. Era gasato e persino incredulo che potessimo fare qualcosa insieme. Entusiasta. Marco non si è ucciso. Non lo avrebbe mai fatto. Marco è stato ucciso. Hai visto com’era conciato? Come fai a conciarti così da solo?». L’aria è dolce, le nuvole grigie. E con gli stabilimenti balneari che sembrano abbandonati si crea un’atmosfera malinconica. Mario, come stai? «Le biopsie hanno dato una risposta dura: miocardite linfocitaria. Malattia seria, non si scherza e può portare a estreme conseguenze. La mamma di un caro amico è morta per i postumi di questa malattia. I medici hanno scoperto che la mia è dovuta a un virus. Non c’è una cura, solo riposo totale. Riempio le giornate leggendo. Studio, m’informo. Sto bene, ma mi sento un po’ apatico: spero che a gennaio mi “liberino”. Sono a dieta: niente, o pochissimi, carboidrati. Faccio il padre a distanza. Rachele è a Bologna, giurisprudenza. Cerca la perfezione e quando è in preparazione è inavvicinabile. Lo facevo anch’io. Diventerà magistrato, ne sono certo. Lucrezia studia fotografia a Milano. Servirà? Boh, a lei piace. Il bene delle mie figliole è l’unica cosa che m’interessa». Come hai preso la notizia che il cuore aveva bisogno di cure? «E’ strano, perché da atleta pensi di essere sano, forte, perfetto. Invece non è così. Mi ero accorto che qualcosa non andava perché quando in salita spingevo 500 watt mi sentivo come un limitatore. Sono fortunato perché ho al fianco un grande amico e un grande professionista come Corsetti. E’ quasi maniacale nel cercare il problema e trovare la soluzione. Ho pensato anche alle persone che non vivono una realtà come la mia. E anche al fatto che in carriera ho esasperato il cuore in modo devastante e ora scopro di avere problemi genetici che mi hanno limitato». 

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