Stai usando una versione precedente del browser. Usa una versione supportata per vivere al meglio l'esperienza su MSN.

Ultime notizie dal mondo dello sport

Murray annuncia il ritiro: “Vorrei chiudere a Wimbledon, ma non so se ci arriverò”

Logo La Stampa La Stampa 6 giorni fa STEFANO SEMERARO

È tempo di lacrime nel tennis, e dopo la commozione di Roger Federer nel ricordare la scomparsa del suo primo coach Peter Carter, arriva il pianto di Andy Murray, che a Melbourne ha annunciato il suo ritiro dal tennis. Non immediato, perché lo scozzese, ex numero 1 del mondo, vincitore di due Wimbledon, di uno Us Open, quattro volte finalista agli Australian Open e una volta a Parigi, proverà ad andare avanti fino ai prossimi Championships, per chiudere lì la sua grande carriera, ma comunque definitivo. Glorious, ma non happy, come prevederebbe l’inno inglese. La colpa è dell’anca destra ormai usurata, di un infortunio che lo tormenta da sempre, che lo ha spinto a un anno di stop completo nel tentativo di migliorare la situazione, ma che a ormai sette mesi da un rientro faticoso e interrotto lo costringe a venire a patti con la realtà. E’ il primo dei Fab Four che dice basta, e lo fa nella maniera più dolorosa.

«Ho parlato con il mio team a dicembre durante il primo blocco della preparazione - ha spiegato Andy, la voce rotta dall’emozione - e ho detto loro che non potevo continuare così. Che avevo bisogno di metterci un punto alla fine, perché stavo continuando a giocare senza un’idea di quando il dolore sarebbe passato. Mi sono sentito che dovevo prendere questa decisione. Così ho detto al mio team: guardate, posso farcela a tirare avanti fino a Wimbledon. E’ lì che vorrei smettere di giocare. Ma non sono sicuro di farcela. Posso ancora giocare ad un certo livello, ma non a quello dove mi fa piacere giocare. E poi non è solo quello: l dolore è tanto, troppo, non voglio continuare così. Ho fatto tutto quello che era possibile per guarire, ma non ha funzionato».

Anche a Melbourne, nel primo allenamento, si era visto un Murray dolorante, sbattuto qua e là nel campo dal suo amico Djokovic durante i punti giocati sul campo. Non un bello spettacolo, tanto che Andy aveva promesso di regalare un biglietto per il suo primo incontro ad una fans per ricompensarla del mancato spettacolo. A Melbourne però Murray proverà a onorare il contratto, poi potrebbe essere costretto a lanciare la spugna. Sì, può accadere. Non sono sicuro di poter giocare per altri quattro o cinque mesi. Una opzione è una seconda operazione, non grossa come la prima, si tratterebbe di ricostruire l’anca, che mi consentirebbe di avere una migliore qualità di vita, senza dolore, e la sto seriamente considerando. Alcuni l’hanno fatta e sono tornati a giocare, ma non ci sono garanzie, e comunque non la farei per tornare a fare il professionista, ma solo per stare meglio tutti i giorni».

Il primo intervento lo aveva affrontato proprio a Melbourne prima degli Australian Open dello scorso anno, a giugno era arrivato il primo tentativo di ritorno, seguito da altri stop e ritiri. «Ci sono cose che non riesco più a fare nella maniera giusta in campo, ma il dolore è cosa principale. Posso giocare con qualche limite, non è un problema, ma è il dolore che non mi permette di allenarmi e godermi il tennis serenamente. Sto meglio rispetto a sei mesi fa, ma non sto bene. Mi piacerebbe riuscire a infilarmi i calzini senza sentire male. Ho parlato anche a tanti psicologi, ma non aiuta granché. Ho fatto ogni cosa che era nelle mie possibilità, vorrei stare bene adesso, ma non è così». Poi Andy ha tifato la testa fra le braccia e con le lacrime che gli scorrevano sul volto è uscito dalla sala.

Subito sono arrivate mille messaggi di incoraggiamento, da Francesco Molinari ai suoi colleghi tennisti, ma ora per Murray, come direbbe un suo celebre connazionale, è l’ora più buia, the darkest hour.

Scegli tu!
Scegli tu!

Altro da La Stampa

image beaconimage beaconimage beacon