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Champions League: fisicità, difesa e qualità, ecco perché la Juve può vincere

Logo La Gazzetta dello Sport La Gazzetta dello Sport 20/04/2017 Jacopo Gerna

Al Camp Nou il capolavoro di Allegri: per i giornalisti catalani i bianconeri sono ora i grandi favoriti. Atletico Madrid in lieve calo, Monaco talentuoso ma inesperto, solo i giganti del Real sembrano all'altezza dei vari Buffon, Bonucci, Khedira e Dybala
L'esultanza di Chiellini, Barzagli e Bonucci al termine della gara del Camp Nou. Afp © Fornito da La Gazzetta dello Sport L'esultanza di Chiellini, Barzagli e Bonucci al termine della gara del Camp Nou. Afp #finoallafine è l’hashtag che contraddistingue i tifosi della Juventus sui social. In un’Italia da sempre divisa tra chi ama i bianconeri e chi non li può vedere, questi ultimi replicano a volte con il tasto cancelletto seguito da “finoalconfine”. Innocenti punzecchiature, che si basano sulla disparità di successi della Juve tra Italia ed Europa. Ma lo slogan va senz’altro rinnovato: la Juve che nei 180’ stramerita la qualificazione alle semifinali di Champions, è una grandissima squadra anche per l’Europa. Parlare di triplete può essere decisamente prematuro, ma non si può neppure ignorare come questa squadra abbia tutti gli strumenti per confezionare la stagione perfetta. I catalani, che di calcio capiscono come pochi, in zona mista ben oltre la mezzanotte parlavano di Juve chiara favorita per la Champions. Difficile sbilanciarsi così, ma ad oggi non vediamo, ora che è uscito il Bayern Monaco, una squadra così qualitativa, solida ed esperta allo stesso tempo.

FISICITA' — La Juventus non ha grossi picchi di condizione, ma la sua curva di rendimento resta costantemente elevata. Non ricordiamo una partita in cui i bianconeri abbiano finito sulle ginocchia. Grande merito ai preparatori e a una rosa ampia, che soprattutto in difesa e a centrocampo consente ampie rotazioni. Ma la fisicità della Juve è anche stazza: quando si fa a sportellate è difficile vincere un duello coi bianconeri.

DIFESA — Il calcio non è solo uno sport di statistiche, ma quando i numeri sono strabilianti vanno sottolineati. Due gol subiti in 10 partite di Champions, pari a 900’, recuperi esclusi. Quando Allegri varò il 4-2-3-1 a gennaio contro la Lazio, si temeva che la Juve pentastellata concedesse troppo. Macché, il sacrificio di Mandzukic e Cuadrado, la bravura dei difensori e una fiducia crescente rendono difficile non solo farle gol, ma il solo arrivare dalle parti di Buffon. In 180’ il tridente più forte del terzo millennio, Messi-Suarez-Neymar, è rimasto a secco. Così come il Barça, che al Camp Nu non andava in bianco dalla semifinale del 2013 col Bayern.

ESPERIENZA — La prova superata al Camp Nou è di quelle pesanti. Aveva ragione Allegri: questo gruppo sta crescendo molto in consapevolezza. A Barcellona nessuno ha mai tremato. Anzi, un giocatore come Pjanic, a cui finora si rimproverava di non incidere troppo nelle partite più importanti, ha giocato i 90’ più belli, in rapporto al valore dell’avversario, da quando è a Torino. E poi ci sono i califfi. I Buffon, i Chiellini, i Bonucci, Dani Alves, i Mandzukic, i Khedira. Gente che ha già vinto tanto e ne ha viste troppe per lasciarsi intimorire.

QUALITA' — A queste basi, la Juve aggiunge una classe assoluta nei suoi attaccanti per completare un cocktail più indovinato di un Mojito. La fisicità di Mandzukic, la freddezza di Higuain davanti alla porta, le sgasate di Cuadrado e la classe purissima di Dybala. Se ci aggiungiamo anche i colpi di Pjanic, gli inserimenti di Khedira e le palle inattive, è evidente come la Juve possa fare in molti modi. Forse troppi per poterla arginare.

LE RIVALI — In campionato è rimasta la Roma, staccata di otto punti a sei giornate dalla fine. Ciò significa che la squadra di Allegri, oltre allo scontro diretto, può perdere un’ulteriore partita e pareggiarne un’altra, coi giallorossi a fare percorso netto. Rimonta possibile in teoria, molto meno in pratica. Perché la Juve non stacca quasi mai con la testa. “Punti a fargli perdere la calma – ha commentato Luis Enrique – ma difendono talmente bene che poi la calma la perdi tu che ci giochi contro”. In finale di Coppa Italia - per ora il 2 giugno, anticipata al 17 maggio in caso di ubi maior a Cardiff in quel fine settimana - ci sarà la Lazio, per uno storico tris. Le insidie della gara secca sono evidenti, e Inzaghi vivrà quest’ultimo mese di stagione in funzione di quei 90’. Però resta il divario, evidentissimo, tra i due organici. E poi ci sono le tre rimaste in Champions. Il Monaco corre, gioca bene, ha attaccanti giovani e molto forti, come Mbappe e Bernardo Silva. Ma concede spazi e non ha esperienza in certe partite. Un vestito che si cuce bene alla Juventus. Poi c’è l’Atletico, che pare un po’ in calo rispetto agli anni scorsi ed è arrivato fin qui pescando Leverkusen e Leicester nella fase a eliminazione. Resta il Real, dici poco. Che cerca uno storico bis in Champions ma, come evidenziato dai 360’ con Napoli e Bayern, resta lontano dalla perfezione. Che nel calcio non esiste. Anche se dopo aver visto i 180’ della Juve contro il Barcellona…

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