Stai usando una versione precedente del browser. Usa una versione supportata per vivere al meglio l'esperienza su MSN.

Chi sono i nomadi digitali: veri viaggiatori o semplici influencer?

Logo Style Style 20/01/2019 Giacomo Fasola
© Instagram
© Fornito da RCS MediaGroup S.p.A.

Travel influencer: i più seguiti

«Spendi i tuoi soldi in viaggi, non in oggetti» è un consiglio che si sente spesso ultimamente. È il motto dei nomadi digitali, cioè coloro che, giovani o meno giovani, hanno deciso di trasformare il viaggio in una filosofia di vita e lavorare in giro per il globo grazie all’ubiquità che internet permette. 

I più illustri rappresentanti di questa categoria sono certamente i travel influencer, che esplorano il mondo con apparente entusiasmo, postando su Instagram le foto di tutti gli angoli sperduti che visitano e ponendosi quasi in contrapposizione rispetto agli altri influencer, quelli che riempiono i loro profili di scatti che li ritraggono con abiti e accessori costosi. 

Un dubbio sorge però spontaneo. E cioè che dietro la superiorità morale di cui  si ammantano i travel influencer, ben espressa dalla massima «un viaggio vale più di un oggetto», si nasconda un vizio di fondo. Accumulare viaggi non è come accumulare beni? C’è davvero differenza fra collezionare esperienze privilegiate e beni di lusso?

Se scorriamo i profili Instagram dei più importanti esponenti di questa categoria ci troviamo di fronte a una serie di foto meravigliose scattate in tutto il pianeta: Indonesia, Francia, California, Finlandia, India, Singapore, Giappone, Brasile. Lo snorkeling in Nuova Zelanda un giorno e lo sci sulle Ande quello seguente, la villa a Bangkok e poi lo chalet alle Svalbard. 

A scomparire del tutto sono le storie dei posti in cui viaggiano, le differenze, le contraddizioni. Ragione per la quale è legittimo chiedersi se i travel influencer siano dei veri viaggiatori oppure, appunto, degli influencer che hanno scelto di promuovere un tipo di prodotto invece che un altro (su alcuni profili non mancano i post sponsorizzati da aziende e catene alberghiere). 

Messi in fila a casaccio sui loro profili Instagram i luoghi finiscono per diventare meri sfondi, semplici scenografie per i sorrisi e per i selfie. Non è importante dove sono stato, ma che ci sono stato, e soprattutto dire al mondo che ci sono stato: ecco il messaggio che comunicano le loro fotografie. Il rischio è viaggiare ovunque senza vedere (e capire) niente, con l’unica vera soddisfazione di aggiungere una puntina alla mappa del proprio mondo/parco giochi: posto un nuovo Paese e prendo nuovi like, il gioco è un po’ questo.

Ma forse invece no, forse chi scrive è solo uno che vorrebbe viaggiare dall’Indonesia alla Francia, alternare lo snorkeling in Nuova Zelanda e lo sci sulle Ande. E quando apre i profili Instagram dei travel influencer muore di invidia…

Questa funzionalità non è supportata dalla versione del browser in uso. Ti consigliamo di installare la versione più recente di Internet Explorer per usare la funzionalità.
Scegli tu!
Scegli tu!

Altro da Style

image beaconimage beaconimage beacon