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Giornate «Fai» di primavera, aperti al pubblico 1.100 tesori

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 23/03/2019 Redazione Cronaca
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Sabato 23 e domani 24 in Italia ci sono 1.100 luoghi aperti al pubblico (in 430 località sparse in tutte le regioni) per la 27ª edizione delle «Giornate Fai di Primavera». «Per guardare l’italia come non abbiamo mai fatto prima e costruire un ideale ponte tra culture», scrive in una nota il Fondo ambiente italiano. Dal 1993, la festa ha coinvolto 11 milioni di visitatori. Quest’anno sul campo ci saranno circa 40 mila apprendisti ciceroni per 322 gruppi di delegati Fai. Tra i luoghi aperti al pubblico la Biblioteca Carlo Viganò dell’Università Cattolica a Brescia, per un viaggio tra le lingue latina, greca, araba e volgare attraverso manoscritti, cinquecentine e opere a stampa che documentano lo sviluppo dell’algebra, dell’astronomia, della fisica e di altre scienze; oppure Piazza Sett’Angeli a Palermo, un libro aperto dove leggere la storia millenaria della città; o ancora Villa Pizzo a Cernobbio (nella foto) , rivestito con pannelli di lacche provenienti dalla Cina; per arrivare fino a Venezia, con la Scuola Dalmata dei Santi Giorgio e Trifone, che mantiene vivo il legame spirituale e culturale tra i Dalmati e Venezia. O a Roma, il Palazzo della Consulta, solitamente chiuso, sede della Corte Costituzionale dal 1955 o la Passeggiata del Re a Torino, un percorso all’interno di Palazzo Reale.

L’elenco completo

Elenco completo e dettagliato delle aperture su www.giornatefai.it anche per controllare eventuali variazioni di orari e di programmi. Qualche esempio di beni aperti. In Campania, a Napoli la Villa Doria D’Angri, la Crypta neapolitana, il Parco Letterario di Nisida. In Lombardia, a Milano il Castello di Melegnano, il palazzo Isimbardi, sede della Città Metropolitana, la Banca d’Italia. A Roma il Palazzo della Consulta, sede della Corte Costituzionale, Palazzo Firenze, Palazzo della Rovere e così via. Per il 2019, la novità più significativa sarà «Fai ponte tra culture», il progetto del FAI che si propone di raccontare le diverse influenze culturali straniere disseminate nei beni aperti in tutta Italia. Molti di questi luoghi — si legge nella nota stampa Fai — «testimoniano la ricchezza derivata dall’incontro e dalla fusione tra la nostra tradizione e quella dei paesi europei, asiatici, americani e africani». Ecco come racconta il Fai questa iniziativa indicando le località culturali: «Ne sono un esempio la Biblioteca Carlo Viganò dell’Università Cattolica a Brescia, un “viaggio” tra le lingue latina, greca, araba e volgare attraverso manoscritti, cinquecentine e opere a stampa che documentano lo sviluppo dell’algebra, dell’astronomia, della fisica e di altre scienze; oppure Piazza Sett’Angeli a Palermo, un libro aperto dove leggere la storia millenaria della città; o ancora il Gabinetto Cinese di Palazzo Reale a Torino, rivestito con pannelli di lacche provenienti dalla Cina; per arrivare fino a Venezia, con la Scuola Dalmata dei Santi Giorgio e Trifone, che ancora oggi mantiene vivo il legame spirituale e culturale tra i Dalmati e Venezia».

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