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Isola di Pasqua tra numero chiuso e sovranismo: limiti per turisti, basta immigrazione

Logo La Repubblica La Repubblica 10/09/2018
(FILES) In this file photo taken on August 11, 2013 Moais -- stone statues of the Rapa Nui culture -- are seen on the Ahu Tongariki site on Easter Island, 3700 km off the Chilean coast in the Pacific Ocean. © Fornito da La Repubblica (FILES) In this file photo taken on August 11, 2013 Moais -- stone statues of the Rapa Nui culture -- are seen on the Ahu Tongariki site on Easter Island, 3700 km off the Chilean coast in the Pacific Ocean.

"Ci stanno già prendendo casa nostra". A parlare non è un sindaco leghista nostrano, né uno dei presidenti di quell'Est europeo dove la xenofobia e l'avversione per tutto quanto è estraneo sembra aver attecchito di più. Stiamo parlando invece del primo cittadino di uno dei grandi eden turistici del pianeta, della remota Isola di Pasqua.

Lontana da tutto e lontana da tutti, la Rapa Nui delle celebrate e misteriose teste di pietra sembra aver deciso di rimanere tale. Non bastano, evidentemente, i 3.500 chilometri di lontananza da tutto, nel bel mezzo del Pacifico. Dal primo agosto, infatti, la durata del visto turistico verrà drasticamente ridotta, da 90 a 30 giorni. Il provvedimento varrà tanto per gli ospiti internazionali e intercontinentali, quanto per i nativi-residenti in Cile (il Paese cui appartiene l'isola). I turisti potranno entrare solo mostrando la loro prenotazione alberghiera o l'invito di un abitante. Un tetto di presenze giornaliere dovrà essere stabilito in una seconda fase.

Ma non si tratta solo dell'ennesima icona che entra nell'elite del turismo a numero chiuso: norme restrittive verranno adottate anche contro l'immigrazione permanente degli stessi cileni: questi potranno vivere e lavorare nell'isola soltanto se strettamente imparentati (genitori-figli o partner) con un nativo di Rapa Nui. Eccezioni: gli impiegati statali/pubblici o comunque gli addetti di aziende che svolgono servizi per la pubblica amministrazione, o chiunque abbia messo in piedi un'attività economica indipendente. Edmunds sostiene che sia ancora poco: a suo avviso, sarebbe stato meglio un bando totale.

Qualche cifra: i turisti sono passati in 10 anni da 50 mila a 120 mila; gli abitanti sono levitati da circa 3mila a 7.750 in quindici anni. "Ce ne sono 3 mila di troppo", sipega il sindaco Pedro Edmunds. In un'isola dove per evidenti ragioni - i nativi discendono da polinesiani approdati sull'isola verosimilmente nel dodicesimo secolo, non sono pertanto legati né ai cileni di origini spagnole, né alle popolazioni precolombiane - la salvaguardia dell'identità e del patrimonio culturale è giocoforza una delle priorità. "La nostra cultura millenaria sta cambiando, e non in positivo - dice ancora il primo cittadino, secondo cui le usanze che arrivano dal continente si stanno inflltrando negativamente nell'isola.

Criminalità e violenze domestiche in aumento vengono additate come una delle conseguenze dell'immigrazione permanente. Ci sono poi le problematiche legate all'ambiente - e queste vedono anche i turisti sul banco degli imputati. Dieci anni fa, la produziona media annua di rifiuti era di 1,5 tonnellate per persona, oggi siamo a 2,5 tonnellate a testa. "L'isola è molto fragile - spiega Ana Maria Gutierrez - la locale responsabile per l'ambiente del governo centrale, che ha sottolineato come il riciclaggio dei rifiuti sia ancora agli albori.

 

Patrimonio Unesco dal 1995, l'Isola di Pasqua è un unico a livello planetario, al pari dei suoi 900 moai, le teste alte fino a 10 metri ognuna con lineamenti diversi. La sua popolazione è strettamente collegata con quella tahitiana. Il Cile se l'è annessa nel 1888. Il turismo l'ha scoperta da tempo, ma la sua posizione l'ha salvata, fino alle soglie del 21mo secolo, dalle invasioni di massa. I locali, evidentemente, desiderano che continui ad essere così.

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