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Polinesia Francese: un sogno possibile nelle pension de famille

Logo DoveViaggi DoveViaggi 14/05/2018 Alessia Merati. Foto di Andrea Deotto

“Venite qui, senza paura. Attenti a quei coralli e alle rocce scivolose. Ecco. Non pensate anche voi che questo sia l’Eden?”. Dopo l’invito, Tutu, un abitante del luogo, si abbandona alle acque placide della laguna di Fakarava, rimanendo aggrappato a una boa. In quel silenzio caldo, tra pesci colorati e mare cristallo, non si trovano argomenti per contraddirlo.

Nell’immaginario comune, la Polinesia è una sfilata di atolli candidi e lagune orlate di favolose (e costosissime) suite sospese sull’oceano. È tutto vero. Ma se quello elitario non fosse l’unico volto? E nemmeno il più autentico? Il paradiso perduto di Gauguin e Stevenson, l’incanto dell’universo liquido di arcipelaghi – cinque quelli della Polinesia Francese: le Isole della Società con Tahiti, Tuamotu, Gambier, Marchesi e Australi – esiste. E non è nemmeno più tanto caro. C’è una Polinesia a prezzi accessibili: sono le pension de famille, una gamma di strutture a conduzione familiare. Guest house, boutique b&b,  maison d’hôtes in legno, come le antiche fare, tipiche costruzioni polinesiane, con verande sul mare accarezzate dagli alisei o immerse in giardini di pompelmi e palme. Cucine che profumano di latte di cocco, vaniglia e zenzero. Qui non si rinuncia al sogno, anzi. Ci si concede il lusso di scoprire posti inediti. Tra cui la stessa Tahiti.

Giardino di Corallo, taha'a, Polinesia Francese-4 © Fornito da DoveViaggi Giardino di Corallo, taha'a, Polinesia Francese-4

Il giardino di coralli davanti alla pensione Perle de Tahaa, a Taha’a

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SURF A TAHITI: IN ATTESA DELL’ONDA PERFETTA

L’isola-simbolo della Polinesia è un mito un po’ sbiadito agli occhi dei viaggiatori contemporanei, che si fermano a Papeete giusto il tempo di ripartire per mete più lontane. Eppure, appena scesi dall’aereo della Air Tahiti Nui allo scalo di Faa’a, si capisce di essere arrivati in un posto speciale.

Non lo rivela la natura, ancora avvolta nella notte: il colpo di teatro è al risveglio, al Vanira Lodge, maison d’hôtes nella foresta sopra Teahupoo, con nove bungalow ispirati alle fare. La veduta sulla laguna dai colori cangianti è uno dei segreti ben celati di Tahiti Iti, piccola propaggine a sud dell’isola maggiore (Tahiti Nui), a cui è collegata dall’istmo di Taravao. “Persino agli stessi tahitiani questa parte dell’isola è sconosciuta” sostiene Haunui Faraire, giovane guida locale. Con la moglie Maruia ha fondato Teahupoo Adventure, che organizza escursioni in barca e fuoristrada. “Si può fare trekking, yoga o equitazione. Ad agosto si esce per avvistare le balene. Ma chi arriva qui vuol vedere le onde”, confessa Marine Vidalenc, del Vanira Lodge. E magari cavalcarle, come fanno i surfisti professionisti del Billabong (competizione internazionale che si tiene in agosto). O come i ragazzini tahitiani, che fin da piccoli prendono confidenza con la tavola e il mare. È stato Timothé Faraire, il padre di Haunui, il primo a surfare questo break negli anni Settanta e a insegnare al figlio lo sport. “Ho accompagnato in barca la troupe del film Point Break per riprendere le scene di surf. Il remake (2015) è stato girato qui” svela Haunui, mentre osserva le evoluzioni degli sportivi.

Visto dal mare, questo lato di Tahiti Iti ha un fascino maliardo. Costa velata dallo sbuffo delle onde, montagne dalle creste aguzze inghiottite dalle nubi, nessuna strada dopo la marina. Sembra impenetrabile, ma non lo è: superata qualche pensione raggiungibile solo via mare e attraccata la barca a un moletto nascosto poco oltre Hotapuu, ci si addentra a piedi tra un groviglio di uru (alberi del pane), palme, ciuffi di zenzero selvatico, cascate. E, alla fine del trekking, ci si tuffa con una liana nel Vai Poiri, “fiume dalle acque scure”. Per pranzo, sosta a Toahotu, a La Plage de Maui, ristorante di Rose Wilkinson e Alain Corre, per assaggiare il poisson cru, tartare di tonno marinato nel lime e latte di cocco. Il nome è un omaggio a Maui, il semidio che donò il sole agli uomini, come ricorda il film Disney del 2016, Oceania.

teahupoo Tahiti-iti Polinesia Francese-6 © Fornito da DoveViaggi teahupoo Tahiti-iti Polinesia Francese-6

Si fa surf a Teahupoo, dove ogni anno si tiene la competizione internazionale Billabong

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PERLE E VANIGLIA: L’ORO NERO DI TAHA’A

“Cielo chiaro”. È il significato del nome Raiatea, l’isola sacra dei mari del Sud, come dimostra il marae Taputapuatea, antico sito, Patrimonio Unesco, dove venivano celebrati riti tra le pietre che si pensava custodissero il Mana, la forza vitale soprannaturale. A 45 minuti di volo da Papeete, Raiatea è la maggiore delle Isole Sottovento e condivide, con la più piccola Taha’a, la stessa laguna.

Raggiungere Taha’a in taxi boat è invece semplice: solo 15 minuti e si è già in un altro mondo. “La mia non è una pension de famille; meglio definirla una pensione di amici”, scherza Roberto Di Mascio. Con la moglie Lilly gestisce la fare d’hôtesLa Perle de Tahaa; a luglio 2018 ne aprirà una seconda di cinque bungalow, il Tahaa Village. Con le montagne selvagge alle spalle, il silenzio palpabile, i tramonti di fuoco sulla laguna, non si sente bisogno di altro. La colazione si fa sul patio di casa Di Mascio: papaya, frutto della passione, pane al cocco. All’ora di cena, tra aragosta e pesce pappagallo alla brace, si ride e si chiacchiera tutti seduti allo stesso tavolo: Clément e Eymeric, sui trent’anni, marine francesi in congedo premio, stanno girando da un anno la Polinesia zaino in spalla.

Nathalie Panayoty, un passato da chef su yacht di lusso, e Laurent Guiraudies, skipper, invece, dopo tanto vagare si sono fermati a Taha’a. Organizzano crociere fino a Bora Bora con il loro catamarano Azuline, ormeggiato davanti al molo di Di Mascio.

Tra i lussi de La Perle de Tahaa c’è la posizione, proprio di fronte al motu Tautau, isoletta di sabbia, e al giardino di coralli, uno dei più belli della laguna. Maschera e boccaglio e ci si ritrova fra anemoni, pesci pagliaccio e farfalla. Per scoprire un altro dei tesori marini di Taha’a, invece, bisogna percorrere in bici o in auto la strada verso la ferme perlièr (allevamento di perle nere) di Vaite Aiho, Love Here Pearl Farm, una delle tre rimaste sull’isola. Qui, oltre ad acquistare gioielli originali, si ha la possibilità di assistere a tutto il processo: dall’innesto del nucleo all’interno della Pinctada margaritifera, l’ostrica perlifera, all’estrazione della perla dai riflessi opalescenti.

Taha’a, però, deve la sua fama a un altro tesoro. Il profumo che proviene dalle piantagioni di Gustave Matimo, proprietario della Maison de La Vanille, in località Poutoru, fa intuire di che cosa si tratti. Taha’a produce l’80 per cento della vaniglia tahitiana. I fiori sbocciano tra luglio e agosto e l’impollinazione – mariage, in gergo – si può fare solo a mano. Sono poi i frutti tiepidi e bruniti, perché essiccati al sole, e massaggiati tutte le sere per mantenerne la forma allungata, a sprigionare l’aroma: talvolta è così forte che sembra ci sia una pasticceria segreta nascosta nella foresta.

La Maison de la vanille Taha_a Polinesia Francese-1 © Fornito da DoveViaggi La Maison de la vanille Taha_a Polinesia Francese-1

La vaniglia è l’oro nero di Taha’a

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L’ATOLLO DI FAKARAVA: L’OTTAVA MERAVIGLIA

Tutt’altro spettacolo offrono le Tuamotu, il più grande arcipelago di atolli al mondo. Visti dall’aereo i reef disegnano anelli di forme tondeggianti. Al loro interno, isole di corallo bianco esercitano un’attrazione fatale su chi vi mette piede. Tant’è che il premio Pulitzer 1948 James Michener, nel suo Return to Paradise, scrisse che tra le meraviglie del mondo doveva per forza esserci un atollo. Come quello di Fakarava, a un’ora di volo da Tahiti, clima secco e precipitazioni rare. La loro assenza crea non pochi problemi, perché l’acqua che si usa è solo quella piovana. Lo si nota dalle cisterne di raccolta fuori da ogni casa del villaggio di Rotoava, a due minuti di pedale dall’Havaiki Pearl Lodge, una quindicina di bungalow sul mare, che mette a disposizione degli ospiti le biciclette. Lungo la strada, Lena Chebret infila conchiglie in collane e le vende su una bancarella. Defilato e chic, l’atelier Art Center di Cecile Casseville propone dipinti su legno e monili. Il marito, Enoha Pater, da Moorea, organizza uscite di snorkeling. Accanto c’è il beach bar La Paillote, per un drink rinfrescante.

La sera si cena al Meko, ristorante dell’Havaiki Pearl Lodge, che propone una cucina ricercata, dove i sapori polinesiani incontrano influenze francesi: la mousse di mahi-mahi (lampuga) su pasta sfoglia ne è un esempio. Attenzione ai dettagli, atmosfera conviviale. “È questa la forza di una pensione” sostiene la manager Claire Yeoman. Una formula che piace. “Abbiamo scelto le pension de famille perché volevamo vivere un’esperienza autentica e immersiva. Girare per le strade in bicicletta, vedere come vive la gente” dice Lorella Pollastrini, una turista incontrata qui.

Havaiki Lodge Fakarava Polinesia Francese-29-2 © Fornito da DoveViaggi Havaiki Lodge Fakarava Polinesia Francese-29-2

La spiaggia dell’Havaiki Pearl Lodge, a Fakarava

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A SUD DI FAKARAVA: SNORKELING CON GLI SQUALI

Vivere esperienze. Il che comporta anche abbandonare i ritmi di casa. Ci si sveglia con l’alba e ci si saluta alle 20 – perché tutto chiude dopo il tramonto – come fanno i tahitiani, che nel qui e ora hanno trovato il segreto della felicità. E pazienza se si è in attesa del taxi boat per lasciare l’isola: alla pronuncia di un je suis fiu da parte del conducente – in parole semplici “sono stufo”, ma sarebbe più una sorta di spleen in salsa polinesiana – nulla si può fare; sarà un altro a offrire il passaggio. Più dell’indolenza polinesiana, comunque, può la natura, che detta i tempi delle uscite in mare e la vita negli angoli più selvaggi di Fakarava.

La conferma si ha approdando alla Pension Raimiti, sul Motu Irifa, a nord di Tetamanu. Un piccolo mondo incantato, ma non per tutti. Da Raimiti lo spaesamento è totale: niente connessione wi-fi e, soprattutto, niente elettricità. Se si è pronti ad abbandonare la tecnologia, ci si gode la magia della notte illuminata da lanterne a olio, in dotazione anche nei bungalow, alcuni vista laguna, altri sul reef. Fuori, imperversa il rombo dell’oceano. “Volevo mettermi alla prova in un contesto selvaggio, ritornare alla natura senza perdere me stesso”, confessa Eric Lussiez, il proprietario. La sua inquietudine ricorda quella di Strickland (alter ego romanzato di Gauguin), protagonista de La luna e sei soldi di Somerset Maugham: “A volte ho immaginato un’isola perduta in un mare immenso, dove potrei vivere in silenzio. Là credo che potrei trovare quello che voglio”.

Sanno cosa cercano, invece, gli appassionati di sub. “Mi piacciono questi posti che rispettano l’ambiente. E a Fakarava il diving è tra i migliori al mondo” conferma Christian Lainé, un ospite della pensione, mentre indossa la muta. “Alla passe sud di Tetamanu – Tumakohua, ti immergi con centinaia di squali”. Un brivido che si può sperimentare anche solo indossando la maschera, nuotando vicino a riva tra esemplari di pinna nera. “Ma ci sono così tanti posti meno conosciuti da vedere” dice ancora Lussiez. Nella laguna, Riserva della Biosfera dell’Unesco, si avvistano le megattere da agosto a metà novembre; persino sotto il molo nuotano razze e mante tra banchi di Fistularia petimba, pesci lunghi e sottili come nastri, continua Lussiez. “Da qui mi trovai a contemplare il mare. Era tanto azzurro da perdersi nell’orizzonte. Così scelsi il nome della pensione, Raimiti: Rai (cielo) e miti (mare)”. Non una semplice suggestione. Seduti sulla lingua di sabbia rosa della spiaggia di Irifa, ecco la luce d’argento e l’acqua immobile, l’una riflessa nell’altra. Ogni confine è annullato là dove il cielo tocca l’oceano: raimiti. Ci si può perdere in tanta bellezza e invece ci si ritrova. In equilibrio e appagati. Nell’abbraccio di Mana, lo spirito vitale.

Info utili per organizzare il viaggio su: tahititourisme.it

La spiaggia rosa di Fakarava non è l'unica meraviglia di questo atollo. Ambito dai sud, che si immergono con centinaia di squali alla passe sud di Tetamanu - Tumakohua, ha dei fondali-acquario, popolati da pesci farfalla, pagliaccio, napoleone. Nella laguna passano anche megattere, razze e mante. © Andrea Deotto La spiaggia rosa di Fakarava non è l'unica meraviglia di questo atollo. Ambito dai sud, che si immergono con centinaia di squali alla passe sud di Tetamanu - Tumakohua, ha dei fondali-acquario, popolati da pesci farfalla, pagliaccio, napoleone. Nella laguna passano anche megattere, razze e mante.

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