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Quanto conta la cultura?

Logo HuffPost HuffPost 3 giorni fa di Carlo Molinari

Conta qualcosa la cultura? E la passione? E un posto dove ci si incontra e si fa musica, si presentano romanzi, libri di poesia, spettacoli di prosa? Uno spazio delizioso dove girano centinaia di ragazzi e adulti ogni anno, intenti a nutrirsi di sentimenti dolci e unici nelle decine di laboratori che frequentano?

Chi dovrebbe porsi queste domande? Chi, oltre gli attori e agli spettatori? Forse qualcuno più in alto, qualcuno più “importante” di un qualsiasi ragazzino che va a imparare a suonare un qualsiasi strumento, tra chitarre, violini o tastiere? Quali “corde” dovrebbero essere toccate e da chi perché non si chiuda uno spazio che da tanti anni dà vita a un quartiere di Roma, uno dei più antichi e fervidi?

Sto parlando di un delizioso e grande spazio, l’Antica Stamperia Rubattino, in Via Rubattino 1, nel cuore di Testaccio. Uno spazio per nulla ammuffito, con annesso teatro e altri luoghi attrezzati e ben definiti; opera dei gestori, Fabrizio e Paola, che ogni giorno da anni inventano qualcosa per renderlo ancora più vivibile e caldo. Che ogni giorno, da anni, cercano nuove strade da percorrere per dare alla gente qualcosa di costantemente nuovo e fruibile con delizia da chi entra per la prima volta, o per la centesima, in quell’antro caldo e magico.

Tra le altre cose, su una colonna all’ingresso dello spazio “teatro” Fabrizio Emigli, colto autore e interprete di canzoni, ha posto la campana del Folkstudio. Per chi (quei pochi che non lo sanno) leggesse per la prima volta questo nome, il Folkstudio è stata per 40 anni la scuola, il teatro, la casa, la fucina per centinaia di cantanti, musicisti, autori, scrittori, poeti... praticamente tutti quelli che servono a smuovere le connessioni cerebrali e riempire i neuroni di parole, note e versi che addolciscono le nostre giornate e ci fanno più saggi. È quella che il Boss Giancarlo Cesaroni, fondatore del Folk, faceva risuonare a ogni inizio di serata.

Il contratto di affitto di questo luogo magico sta scadendo, e i padroni lo venderanno (per quanto si può vendere uno scantinato, seppur grande?) a breve. Vorrei, come tutti gli artisti che sono passati di là, che questo non accadesse; e che una sera, passando per caso in Via Rubattino 1, chiunque potesse sentire una voce dolce di donna o di uomo che viene dal seminterrato, o il suono di una chitarra o di un violino. E che ciò possa fare di una serata inutile una notte magica e stellata.

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