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Thailandia, da aprile una tassa per i turisti. Anche per coprire le spese sanitarie dell'era pandemica

Logo La Repubblica La Repubblica 3 giorni fa di Simone Cosimi

Si comincerà ad aprile. Ogni turista che sbarcherà in Thailandia dovrà pagare 300 baht, più o meno 8 euro, come tassa d’ingresso nel paese. Questo balzello servirà a un duplice scopo: ovviamente finanziare lo sviluppo di attrazioni e progetti dedicati proprio all’ospitalità ma anche e soprattutto finanziare e coprire la spesa sanitaria generata dai visitatori stranieri, quando non siano in grado di coprirla da soli.

 

La Thailandia è una delle destinazioni asiatiche più popolari: quasi 40 milioni di ingressi nel 2019, un record che fra l’altro sembrava destinato a crescere ulteriormente alimentando ancora di più la sua fetta sul prodotto interno lordo, pari a un quinto del totale (in tempi evidentemente non pandemici). Il 2020 non si può infatti calcolare: appena 200mila arrivi, un crollo a dir poco epico. E come altrove, le tante manovre e i cambiamenti di regole in ingresso per tornare a sostenere il comparto sono stati in parte ostacolati dall’esplosione della variante Omicron. Il primo novembre, ad esempio, la Thailandia aveva riaperto senza alcuna restrizione ai turisti di oltre 60 paesi, Italia compresa, eliminando la quarantena in hotel e introducendo un più snello programma di viaggio battezzato “Test&Go”.

 


Video: Manovra...al rilento: si cercano le coperture (Mediaset)

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Purtroppo dallo scorso 21 dicembre il periodo di isolamento è stato reintrodotto (salvo per coloro che avevano già ottenuto il QRcode del Thailand pass entro quella data o ne avevano fatto richiesta, e devono attendere l’esito della pratica). In ogni caso, sia muniti che sguarniti di pass, serve un tampone negativo in partenza e la prenotazione di uno da effettuare all’arrivo, l’autorizzazione governativa, un’assicurazione sanitaria che includa anche le spese dovute al Covid-19 e abbia un massimale non inferiore ai 50mila dollari statunitensi, eventuale visto e 7 notti in hotel per i vaccinati (10 per i non vaccinati, una sola per chi dispone del Thailand pass per la sola attesa del risultato del test in entrata nel paese).

Ma la speranza è che col trascorrere dei mesi la situazione migliori: “Parte di questa nuova tassa sarà utilizzata per prenderci cura dei turisti” ha spiegato Yuthasak Supasorn, capo dell’agenzia turistica del paese alla Reuters. Il problema è che spesso molti visitatori sono entrati senza copertura o con polizze assicurative con massimali molto bassi, o ancora che escludevano ragioni di copertura delle spese come Covid-19. Gli 8 euro a passeggero saranno inclusi nelle tariffe aeree, quindi si pagheranno di fatto già al momento dell’acquisto del biglietto. La nuova tassa rientra nel più ampio piano del governo per promuovere un turismo più sostenibile. Un altro tassello della strategia è, ad esempio, il programma di protezione e recupero dei coralli a Maya bay, quella di “The Beach” sull’isola di Phi Phi Leh, nella provincia di Krabi in passato inondata di turisti e chiuda per un periodo.

 

Le prospettive per il 2022 sembrano discrete, per quanto non paragonabili ai flussi di due anni fa: le autorità si aspettano fra 5 e 15 milioni di arrivi, a seconda delle diverse restrizioni che dovranno essere implementate nel corso dei mesi rispetto all’evoluzione della pandemia, per un giro d’affari di circa 800 miliardi di baht, circa 21 miliardi di euro. Insomma, si oscilla fra lo scenario peggiore (pur sempre 25 volte superiore al bilancio dello scorso anno) e quello più roseo. Al momento gli effetti di Omicron si dovrebbero vedere solo nel primo trimestre e la ripresa, secondo il più importante gruppo degli industriali del paese, dovrebbe riprendere speditamente dai mesi successivi.

 

Nel frattempo dall’11 gennaio quattro destinazioni sono accessibili attraverso il cosiddetto Sandbox Programme, cioè una serie di requisiti meno stringenti, gli unici al momento disponibili: oltre a Phuket si aggiungono anche Krabi, Phang-Nga e Surat Thani (ma solo per Ko Samui, Ko Pha-ngan e Ko Tao). I requisiti per l’accesso sono sostanzialmente uguali a quelli per l’ingresso nel paese con quarantena, con la differenza che – a patto di pernottare al massimo in due diverse strutture in attesa di un secondo test dopo 5-6 giorni – in quelle specifiche destinazioni si può fare liberamente la propria vacanza, dunque saltando l’isolamento nella camera d’hotel.

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