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Il grido di Erol, con 7000 curdi in sciopero della fame per Ocalan: "Non voglio morire, è il silenzio che uccide"

Erol Aydemir, 30 anni, curdo, rifugiato politico in Italia da quasi 5 anni. Dal 21 marzo scorso, giorno del Newroz, il capodanno curdo, è in sciopero della fame contro l’isolamento che da vent’anni il governo turco impone al leader del PKK, Abdullah Ocalan, nell’isola-prigione di Imrali. "Non voglio morire, amo la vita. Stiamo facendo questo sciopero per dare la libertà ad altri" spiega. Dall'ultima visita medica il cuore risulta indebolito e la pressione è scesa. Ma Erol si sente forte. In Turchia è stato espulso da due università per ragioni politiche e ha trascorso due anni in prigione: "Facevo teatro all'università, mi hanno accusato di fare propaganda a favore del Pkk, il partito di Abdullah Öcalan". Ora vive a Cagliari, dove frequenta la facoltà di Agraria, ma dopo sette giorni di digiuno è arrivato a Roma al Centro Socioculturale ARARAT, dove i compagni gli hanno dato una stanza. "Se esistono i diritti, i diritti universali, allora dovrebbero esserci anche per noi curdi. Più di 7000 persone stanno facendo lo sciopero della fame" per rompere il muro del silenzio sul popolo curdo e sull'isolamento di Öcalan. Video di Livia Crisafi

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