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Roma, le lavoratrici dimenticate delle mense scolastiche: "Eravamo essenziali ora siamo invisibili"

"L'ultimo giorno di lavoro è stato il 4 marzo. Poi il pomeriggio, a casa, tutto d'un tratto ho saputo che stavano chiudendo le scuole. Dovevano essere due settimane e invece siamo ancora fermi". Inizia così la storia della quarantena di Gisella Serva, una delle circa 2500 lavoratrici, per lo più donne, del settore delle mense scolastiche del comune di Roma. "I tempi della nostra cassa integrazione sono lunghissimi tanto che ancora non abbiamo ricevuto un euro", aggiunge la collega Simonetta Cecchetti. "Quando fanno la spesa alcune di noi hanno smesso di comprare la carne per i propri figli, altre fanno fatica a comprare per loro scarpe nuove", racconta Tatiana Cianfriglia. "Con la Fase 2 si è iniziato a parlare di scuole, ma mai delle mense - aggiunge Simonetta -. Da che eravamo un servizio essenziale siamo diventate il nulla assoluto, innominate e ci sentiamo abbandonate". Per questo le lavoratrici chiedono di pensare a una forma di reddito d'emergenza che le traghetti fino alla riapertura del servizio. "A ogni cambio di appalto ci sentiamo invisibili, ma in questo periodo ancora di più", conclude Gisella.di Francesco Giovannetti

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