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Russiagate, Harding e Bonini: "Così Mosca ha agganciato Trump"

E’ una lunghissima operazione, cominciata nel lontano 1977 e portata avanti fino a oggi. Un’attività condotta alla vecchia maniera del Kgb, usando soldi e sesso, affari e dossier. Fino a raggiungere un risultato incredibile: riuscire a “influenzare”, o addirittura ricattare, il presidente degli Stati Uniti. E’ questa la trama di Collusion, il libro inchiesta sul Russiagate scritto da Luke Harding, reporter pluripremiato di The Guardian: un volume edito da Mondadori e descritto in anteprima da Repubblica oggi in edicola che svela la ragnatela costruita dal Cremlino intorno a Donald Trump. Una saga nata ai tempi della Guerra Fredda, quando il giovane immobiliarista sposò la modella ceca Ivana, controllata dai servizi di Praga. Proseguita con la visita di Stato di Trump a Mosca nel 1987, per sondare il suo interesse verso la politica. Continuata con relazioni sempre più strette tra The Donald con gli oligarchi putiniani. Fino al fiume di soldi investito dai magnati dell’Est nelle Trump Tower e ai retroscena sui misteriosi prestiti per centinaia di milioni che hanno salvato il futuro presidente dalla bancarotta. Una storia emersa con il rapporto dell’ex 007 britannico Steele e approfondita ora da Luke Harding, corrispondente da Mosca espulso dal governo russo, con documenti e testimonianze uniche. Carlo Bonini ha intervistato Harding a Londra.video di Alessandro Allocca
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