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La spesa dei palermitani. I professionisti: "Risparmiare sì ma non sulla qualità"

Già da tempo hanno scelto di lasciare sugli scaffali dei supermercati la farina doppio 0. Di carne ne mangiano poca. Meglio portare in tavola i legumi — soprattutto se presidi Slow Food come le lenticchie di Ustica — il pesce, le uova e i formaggi. Per Michele Cucchiara e Silvia Petrucci, architetti quarantenni, genitori di una bimba di quattro anni, la spesa è una scelta «consapevole». Per sette colazioni e cinque cene — nel fine settimana si mangia fuori — la famiglia spende 4 euro a persona per ogni pasto. A pranzo i due architetti attenti alla sostenibilità — lei specializzata in restauro, consolidamento e progettazione di interni di edifici antichi, lui in interior design — mangiano una zuppa o un’insalata vicino al loro studio professionale, mentre la bimba resta a scuola. A cena la famiglia si ritrova a casa, in centro storico, e a tv spenta prepara cibi «buoni, puliti e giusti, il motto di Slow Food», dice mamma Silvia che dell’associazione fa parte. La qualità si paga: per la spesa il budget settimanale è di circa 150 euro. «Naturalmente — dicono Silvia e Michele, mentre scelgono i prodotti in un punto vendita della catena di supermercati Prezzemolo&Vitale — anche noi guardiamo i prezzi. E soprattutto cerchiamo di non sprecare». A casa Petrucci-Cucchiara si ricicla tutto, anche il pane duro che, ammorbidito, diventa un sostanzioso pasto alternativo ai croccantini per il cane, una trovatella di quattro anni. (di Sara Scarafia e Giada Lo Porto)

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