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Lampedusa, dopo tre anni si incontrano la donna data per morta e il suo salvatore

Dopo tre anni sono di nuovo l’uno di fronte all’altra. Lui è il medico che l’ha raccolta tra i cadaveri. Lei è l’eritrea creduta morta e adagiata dai soccorritori sul molo Favaloro a Lampedusa in mezzo altri corpi senza vita. Ma oggi sono solo un uomo e una donna che si riabbracciano. Con gli occhi lucidi Pietro Bartolo stringe le mani di Kebrat, nel video girato dall’amico Francesco Bongiorno. E’ la prima volta che si incontrano da quel terribile 3 ottobre del 2013. “Un’emozione fortissima”, sussurra il medico che non l’ha mai dimenticata e rievoca la sua storia nel libro appena dato alle stampe. Kebrat era morta. L’avevano ripescata che non si muoveva, gli occhi chiusi, priva di sensi. Poi un conato di vomito, lei che sputa nafta e acqua. La vita che non ci sta a finire. E Bartolo la prende e la porta nel suo ambulatorio. Poi un elisoccorso la conduce all’ospedale Civico di Palermo, dove la donna viene curata. Kebrat oggi ha 28 anni ed è una mamma in attesa del suo secondo figlio. Abita nella periferia di Stoccolma con il suo compagno, un eritreo col nome italiano. Si chiama Michele “come il santo”. Se oggi sta bene, lo deve soprattutto a quel medico che l’ha recuperata tra i morti (di Giusi Spica).

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