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Melanoma, una nuova terapia

Nel melanoma l’innovazione medica e la disinformazione sono due facce della stessa medaglia. Nonostante oggi sia il terzo tumore più frequente sotto i 50 anni e la sua incidenza sia in continua crescita, tra la popolazione italiana il tumore della pelle è quasi un estraneo: secondo una recente indagine Swg, solo 2 italiani su 10 dichiarano di conoscerlo. Nonostante ciò, oggi la terapia è sempre più mirata. La parola “mirata” non è casuale, perché le nuove cure rientrano in quella che viene definita oncologia di precisione. «Se fino ad oggi le terapie tradizionali, chemioterapia e radioterapia, hanno avuto come obiettivo il tumore, l’approccio di precisione ha come bersaglio solo le mutazioni genetiche rilevanti» spiega Paola Queirolo, UOC Oncologia medica IRCCS San Martino, IST Genova e Presidente IMI, Intergruppo Melanoma Italiano, che nella video intervista descrive il nuovo approccio terapeutico e, soprattutto, i risultati in termini di sopravvivenza a lungo termine dei pazienti, tenendo presente che l'efficacia di questa nuova terapia ad oggi è stata misurata su coloro il cui tumore è in fase avanzata, metastatica. Psi è concentrato su alcune tipologie di mutazioni come quella a carico del gene BRAF-V600 (il 90% delle mutazioni BRAF) e del MEK, il componente della cascata molecolare immediatamente a valle di BRAF. La mutazione BRAF è presente in circa il 50% della popolazione affetta da melanoma metastatico e rappresenta dunque un importante bersaglio molecolare. La nuova strategia terapeutica è una combinazione di un farmaco (dabrafenib) inibitore della proteina BRAF e di un altro farmaco (trametinib) che è un MEK inibitore. Anche se gli italiani che conoscono il melanoma sono pochi, almeno non sono indifferenti al problema e infatti il 90% di loro vorrebbe avere informazioni più accurate. Tra queste, un posto importante lo occupano i fattori di rischio. Quali sono? «Al primo posto c'è l'esposizione ai raggi ultravioletti, sia quelli solari che quelli artificiali, ma anche il tipo di pelle è determinante nello sviluppo del tumore cutaneo perché le persone con un fototipo chiaro, occhi e capelli chiari, sono i soggetti più colpiti dalla patologia» spiega Giuseppe Palmieri, oncologo e primo ricercatore CNR, responsabile dell’Unità di Genetica dei Tumori del CNR di Sassari e Presidente Eletto IMI. «Il 10% dei casi di melanoma sono collegabili alla familiarità: bastano due casi all'interno di una famiglia per definirla a rischio». A partire dalla conoscenza del proprio fototipo, la prevenzione primaria si basa soprattutto sulla corretta esposizione ai raggi del sole e sulla limitazione di lettini o lampade abbronzanti (scopri qui altri accorgimenti preventivi). E quella secondaria? «Se il vostro è un fototipo a rischio, quindi molto chiaro, dovreste fare visite specialistiche periodiche, una volta l'anno. La stessa cosa vale per chi, in particolare negli anni dello sviluppo, nota un aumento dei nei sulla propria pelle» conclude Palmieri. Giulia Masoero Regis TI POTREBBERO INTERESSARE ANCHE Melanoma in aumento, ma si guarisce di più Attenti alle scottature, la pelle ha una sua memoria Melanoma: come appare, sintomi e cure Nei, sfatiamo i falsi miti

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