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Mogol in scena con il 'sosia' di Battisti: "Le sue canzoni sono ancorate alla vita vera"

Logo La Repubblica La Repubblica 10/06/2021 di Ernesto Assante
Mogol con Gianmarco Carroccia © Fornito da La Repubblica Mogol con Gianmarco Carroccia

Lo spettacolo si intitola semplicemente Emozioni e come è facile immaginare è centrato sulle canzoni che Lucio Battisti ha portato nelle classifiche e consegnato alla storia. Ma a rendere speciale l'appuntamento che da qualche anno gira con successo per l'Italia e che andrà in scena il 10 giugno all'Auditorium Parco della Musica di Roma (per proseguire poi altri appuntamenti ad Agrigento, Taormina, Fiuggi, Reggio Calabria, Torino), sono due elementi: il primo è la presenza in scena di Mogol, che racconta le canzoni che ha scritto con Battisti, in un caleidoscopio racconto che mescola storia, vita, aneddoti e curiosità; il secondo è che a cantare le canzoni di Battisti è Gianmarco Carroccia, che le esegue al suo meglio e che, particolare non secondario, assomiglia fisicamente a Battisti e ha i capelli tagliati allo stesso modo. "No, non sono un sosia e tantomeno un imitatore" minimizza Caroccia, "ognuno nasce come nasce ed è a suo modo unico. Capisco che la somiglianza ha il suo peso, ma voglio cercare di far capire che non si tratta di uno sfruttamento dell'immagine, ma solo di un modo di ricordare le sue canzoni e rendere omaggio a un repertorio assolutamente straordinario".

Fatto sta che Carroccia è comunque davvero "posseduto" dalla musica di Battisti: "Ho iniziato ad ascoltare le prime canzoni a tre anni" racconta, "sono cresciuto per conto mio, diversamente dagli altri bambini con i quali andavo a scuola, a me non interessava il calcio o i fumetti, quello che mi piaceva di più era ascoltare musica. Crescendo ho messo le mani tra i vinili di mio padre e mi sono appassionato subito al repertorio di Mogol e Battisti e ho iniziato a entrare nel loro mondo e in quello della canzone d'autore". La prima canzone che ricorda di aver ascoltato, però, non è di quelle che entrerebbero con facilità nella "top ten" dei brani più consumati del cantautore: "È vero, non è esattamente una di quelle canzoni che tutti conoscono e cantano" sottolinea lui, "ma mi ricordo benissimo il momento in cui l'ho ascoltata: avevo cinque anni, ero in macchina con mio padre e lui aveva messo su Le allettanti promesse, e mi colpì molto per come era scritto, per il coro che dialogava con Battisti, per il fatto che raccontava la storia di un contadino che non voleva mischiarsi con la gente del paese, era un pezzo strano, particolare, molto diverso dalle altre canzoni di Battisti. Io ero un ragazzino timido, riservato, solitario, mi aveva colpito la storia di un contadino che non voleva mischiarsi agli altri, in qualche modo mi ci riconoscevo. Ho iniziato a scoprire Battisti con Il nostro caro angelo e poi con Anima Latina, Amore e non amore, i dischi più sperimentali, di una bellezza unica, superiore anche a quella dei grandi successi".


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E questo Battisti più "sperimentale" e affascinante è quello che lo ha spinto a diventare cantautore, a scrivere canzoni, tra il 2010 e il 2011. Ma rapidamente Carroccia ha capito che doveva lavorare di più e meglio sui testi, "e allora mi sono iscritto alla scuola di Mogol, al Cet, sono andato da quello che indirettamente era stato l'autore che mi aveva messo sulla strada della musica". Mogol, a dire il vero, del giovane Carroccia mentre era suo allievo non si era accorto, "Ma era impossibile, francamente" dice ridendo Mogol, "dalla scuola negli anni sono passati circa tremila allievi, lui io non lo avevo mai visto". Ma Carroccia, testardo e convinto delle proprie possibilità, un bel giorno decide di invitare Mogol a un suo concerto: "Ha chiamato la mia collaboratrice impresaria e mi ha invitato a una sua serata a Sperlonga. Io sono andato, ma non sapevo chi avrei incontrato, non ne avevo idea. Quando sono arrivato la cosa che mi ha colpito è stata che il concerto aveva richiamato molta gente, ma che sulla strada, fuori, c'erano almeno altre tremila persone. Mi sono molto stupito, e ancora di più quando l'ho sentito cantare. Aveva messo su da solo un grande spettacolo, con tanto di orchestra".

Così è nata questa singolare collaborazione, tra il grande Mogol, che racconta le storie delle sue canzoni con Battisti, e il giovane Gianmarco Carroccia che fa vivere quelle canzoni sul palco: "Ogni sera, ve lo assicuro, è una grande emozione, perché la presenza di Mogol rende tutto speciale. Quando lui introduce le canzoni c'è sempre un grande silenzio, un'attenzione palpabile, la gente è estremamente incuriosita dalle storie dietro a ogni canzone. E io non avrei mai immaginato di poterle interpretare, motivo per il quale, con il massimo del rispetto, lo faccio tenendo rigorosamente fede agli originali". Canzoni che non vengono colpite dal passare del tempo, soprattutto perché, come sottolinea Mogol, "sono ancorate saldamente alla vita vera. Ho sempre pescato dalle mie esperienze personali, elementi di vita, per raccontare tutto senza fiction. Credo che questo sia il segreto della longevità di queste canzoni, perché siamo tutti professionisti della vita, abbiamo tutti gli stessi sentimenti da milioni di anni, se sentiamo parlare di qualcosa che conosciamo ci riconosciamo".

Il duo, comunque, non si limiterà a ripercorrere solo la storia di Mogol e Battisti, ma ha già in cantiere qualcosa di più, "abbiamo scritto diverse cose insieme" dice Carroccia, "proprio oggi ne abbiamo finita una. L'intenzione è quella di pubblicarle e iniziare un nuovo capitolo di questa avventura insieme". Mogol invece prosegue, con la forza e la caparbietà di sempre, la sua strada per la valorizzazione della musica e della canzone: "Il mio sogno è quello di portare davvero la musica, la canzone, nelle scuole, fin dalle elementari. I ragazzi devono imparare tante cose, tra queste ci deve essere anche la canzone. Magari un paio di volte a settimana, magari anche con la chitarra, imparare a conoscere le canzoni più belle e importanti che ci sono state e magari cantarle. Una chitarra costa solo 30 euro, con pochi soldi nelle classi si potrebbero sentire delle canzoni e far conoscere uno straordinario patrimonio culturale italiano".

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