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Greta Esposito a Giffoni: «Dopo Ricciardi e Scarpetta è la mia ora. Noi ventenni non siamo scansafatiche»

Logo Leggo Leggo 21/07/2021 Alessandra De Tommasi
© Redazione

GIFFONI - Da giurata a star: dopo 12 anni tra i piccoli protagonisti del Festival per ragazzi di Giffoni, la 20enne napoletana Greta Esposito inaugura l’edizione 2021 (21-31 luglio) in una veste inedita, da attrice. Appena vista ne Il commissario Ricciardi, sarà in sala con Delta accanto ad Alessandro Borghi e in Qui rido io di Mario Martone (sulla vita dell’attore e commediografo Eduardo Scarpetta), mentre sta ultimando le riprese della seconda stagione di Mare fuori, la serie con Carolina Crescentini. 

Il festival ha per tema “Un grido di felicità”. L’ultima volta che lo ha provato? 

«Per la vittoria degli Europei, che danno un senso di appartenenza anche a chi non è tifoso di calcio e generano un urlo collettivo che fa sentire vivi». 

Un ricordo di bambina legato all’arte? 

«Da piccola non avevo un solo amico immaginario, ma un’intera comunità, i clienti del supermarket di cui fingevo di essere la cassiera. Avevo 5-6 anni e a casa della nonna passavo le ore a parlare da sola sul balcone, impegnatissima tra delivery da organizzare, telefonate ai fornitori e conteggi vari». 

Cosa hanno in comune Maria Scarpetta (di “Qui rido io”) e Nanni (di “Delta”)? 

«Sono entrambe grandi osservatrici, piene di consapevolezza. La prima soccombe a un padre che le proibisce di diventare attrice, mentre la seconda decide di non subire: parla poco, ma poi agisce e fa la sua rivoluzione».

Se potesse rinascere nei panni di qualcun altro chi sarebbe? 

«Frances McDormand, un’artista “oltre”. I suoi occhi parlano la lingua dell’empatia, della comprensione dell’autenticità senza giudizi». 

Le pesano? 

«La mia generazione è spesso bersagliata da giudizi feroci e costanti: ci chiamano scansafatiche, animali da divano, incapaci di darsi da fare e lavorare. Invece di condannare, sarebbe meglio chiedersi il perché».

Scegli tu!
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