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Nella mente di Harry: la paura di essere dimenticato e la sindrome dell'eterno secondo

Logo Cosmopolitan Cosmopolitan 27/09/2022 Di Giovanna Gallo
Perché il principe Harry ha lasciato la famiglia reale, i biografi esperti suggeriscono che il suo arrivare sempre dopo il fratello maggiore gli provocasse grande malessere © Getty Images Perché il principe Harry ha lasciato la famiglia reale, i biografi esperti suggeriscono che il suo arrivare sempre dopo il fratello maggiore gli provocasse grande malessere

In un nuovo libro dedicato a Harry e Meghan che si chiama Courtiers: The Hidden Power Behind the Crown (lo ha scritto Valentine Low) viene confermata la teoria secondo cui il principe, destinato a una vita da eterno secondo dopo il fratello maggiore William - che è l'erede al trono e oggi principe di Galles- avesse più di tutto paura dell'oblio, di essere dimenticato, di diventare irrilevante nell'articolato quadro monarchico. I gusti dell'opinione pubblica variano facilmente e, non appena il piccolo George di Galles, oggi 9 anni, prenderà il suo posto accanto al padre per "imparare" il mestiere di sovrano, gli altri membri della famiglia reale, quelli non necessari come il duca di Sussex, almeno, potrebbero finire nel dimenticatoio. Questo deve aver pensato il principe prima di trasferirsi in pianta stabile in California con la moglie, Meghan Markle, e i figli Archie e Lilibet. O, almeno, così confermano le innumerevoli biografie scritte nell'ultimo biennio da cronisti reali, giornalisti e persone molto vicine allo staff di corte, i quali sostengono che il principe Harry sia stato a lungo vittima della sindrome da eterno secondo, frustrato dall'arrivare sempre dopo padre e fratello e stufo di sottostare a questa gerarchia.

La sindrome dell'eterno secondo

Diversi esperti hanno cercato di spiegare i contorni della sindrome del secondogenito, che colpirebbe i figli di mezzo, schiacciati dai fratelli maggiori e dal peso generato dall'ordine di nascita. Sebbene siano state portate avanti diverse ricerche per capire come questo impatti sull'autostima del secondogenito e sulle aspettative dei genitori nei confronti di ciascun fratello, questa sindrome non ha in effetti altra base scientifica se non quella empirica, che è legata al modo in cui una madre e un padre crescono i figli forgiandone in parte il carattere, differenziando le attenzioni per ciascuno senza però cedere alle preferenze, seppur umane. Nel libro Birth Order and You del dottor Donald W. Richardson, ad esempio, si discute di quanto i secondi figli (o quelli di mezzo) tendano a mettersi in competizione con i fratelli maggiori, patendo una serie di conseguenze sul piano emotivo e psicologico non sempre positive. Il volume discute di come i genitori abbiano un ruolo fondamentale nell'impedire al secondogenito di sentirsi meno importante del primo arrivato: starebbe a loro, insomma, non far sentire inadeguato il più piccolo, né troppo appesantito di responsabilità e aspettative il maggiore.

Il destino del figlio cadetto

Tornando al principe William e al principe Harry, la questione è amplificata dal loro ruolo pubblico e istituzionale e anche da una semplice questione economica: il principe di Galles, in quanto erede al trono, ha avuto, negli anni, accesso a una fortuna non paragonabile a quella del fratello minore, che pure povero non è.

Il principe Harry, paladino del dibattito sul benessere mentale, ha sempre raccontato con onestà il suo travagliato cammino verso l'equilibrio, fortemente minato dalla morte della madre Diana Spencer nel 1997. Proprio Diana ha avuto un ruolo fondamentale, nei primi anni di vita dei figli, nel farli crescere uguali, offrendo a entrambi le stesse esperienze e possibilità: non voleva che William si sentisse migliore solo in virtù del suo essere primogenito, o che Harry provasse, al contrario, un senso di inferiorità per il solo fatto di essere nato tre anni dopo il fratello. Anche se la sindrome del secondogenito non è una vera e propria patologia, questa può causare, su più livelli, un grande senso di malessere e inadeguatezza: chi conosce Harry afferma che, sin da ragazzo, il principe si sentisse schiacciato dall'importanza del padre Carlo, che ora è sovrano, e da quella, crescente, di William, suo erede legittimo.

Nel libro Finding Freedom, che è uscito nel 2020 per supportare i duchi di Sussex raccontando la loro esperienza nella famiglia reale e poi l'addio, si capisce di come Harry fosse molto frustrato proprio dalla questione economica: se la Firm, ovvero la Royal Household, impresa che cura, coordina e gestisce i mastodontici affari della famiglia reale britannica e dei loro membri, è come un'azienda, allora ogni reparto (quello della regina Elisabetta che si muoveva sotto il cappello di Buckingham Palace; quello del principe Carlo, che prima di diventare re afferiva a Clarence House e così via) ha diritto a entrate e budget in virtù della posizione del "manager" e della sua importanza nella monarchia. In poche parole, leggendo Finding Freedom si intende che il principe Harry patisse che i progetti di Carlo e William fossero sempre finanziati senza problemi mentre i suoi e quelli di sua moglie Meghan sarebbero sempre venuti dopo, mal sovvenzionati, non pubblicizzati a dovere nonostante il ritorno di immagine che i due, nei primi anni dopo il loro matrimonio, avevano generato. Questo nelle famiglie normali capita raramente, perché nella vita vera nessuno litiga per budget, progetti e patrimoni giganteschi ma, a grandi linee, ciò che è accaduto a William e Harry è quello che accade a tanti fratelli che non riescono ad equilibrare i rispettivi ruolo in famiglia.

Gli esperti di cronache reali sono convinti che molto troveremo, di questo malessere che avrebbe portato il duca di Sussex alla rottura definitiva con la famiglia e il suo ruolo istituzionale, nella biografia del principe Harry, in uscita nel 2023. Il libro sarà il racconto, senza filtri, della sua infanzia e adolescenza, un viaggio nella mente di un uomo che, seppur brillante e ambiziosa, ha trovato grandi difficoltà ad adeguarsi e plasmarsi a immagine e somiglianza del posto nel mondo in cui è nato, trovando una soluzione migliore: crearsene uno tutto suo, tutto nuovo e tutto diverso.

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