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Ariane Ladeb: ''Anche un profumo può farci sentire più forti"

Logo D La Repubblica D La Repubblica 07/03/2018 di Maria Maccari

La fondatrice di Chloé, Gaby Aghion, era solita dire: "I miei colori vengono dall'Egitto". E la donna Chloé incarna una libertà che non trova confini e un'eleganza solare, naturale e senza tempo, lasciando sulla sua scia un profumo che esprime queste sensazioni ed emozioni, un nuovo profumo che non poteva non chiamarsi Nomade, dedicato a una nomade, appunto, a una donna desiderosa di nuove scoperte, nuovi confini e soprattutto nuovi colori, sapori e odori. Una fragranza cipriata floreale dall’intenso carattere minerale dato dal muschio di quercia, addolcito dalla prugna Mirabelle e reso fresco dalla fresia.

E volto di Nomade non poteva che essere una giovane ragazza che ha fatto del mondo la sua casa, cosmopolita ma con solide radici, eclettica perché modella e attrice, con un passato da ballerina. Ariane Labed è tutto questo, francese, greca e tedesca, presta il suo volto alla nuova immagine di donna Chloé, sfaccettata e avventurosa con una vasta varietà di orizzonti. Una bellezza nomade, insomma, che si intuisce osservandola, una bellezza “mediterranea”, come lei stessa si è definita durante l’intervista che ci ha concesso, durante la quale ci ha parlato della sua famiglia e delle sue origini, del rapporto che ha con se stessa e con il suo corpo e ovviamente di Nomade.

Nomade: un nome particolare per un profumo e che dice tutto. Tu, quanto ti senti nomade, dentro e quanto lo sei fuori?

«Penso dentro e fuori. Il nome "Nomade" riecheggia in me perché sono cresciuta in paesi diversi e non ho difficoltà a spostarmi. Mi sento quasi ovunque a casa mia e non potrei mai immaginare di non viaggiare più. Amo l'idea del nomadismo, l'apertura al mondo, alle persone nuove e alle nuove culture».

Forza e morbidezza sono le caratteristiche di questo profumo. Ti ci riconosci? E quanto?

«Penso che Nomade sia una grande definizione di femminilità. Non è dolce in modo passivo, è profondo e stimolante. La fresia e la prugna Mirabelle portano un dolce calore che ti avvolge e il muschio di quercia porta qualcosa di forte, etereo. Amo questa complessità e penso che siamo tutti fatti di contraddizioni. Non so se riflette chi sono, ma è sicuramente una grande fonte d'ispirazione».

Sei nata in Grecia da genitori francesi e hai vissuto in Germania e in Francia. A quale nazione senti di appartenere di più?

«Adeso vivo a Londra e la adoro, ma vado spesso in Francia e ovviamente mi sento molto legata a questo paese, mi sento a casa. Ma io amo essere "straniera". Mi sembra più naturale. Il paese cui sono più legata è la Grecia. Ci vado il più spesso possibile perché adoro la sua cultura, il clima, i paesaggi, il cibo... Penso che il mio temperamento sia più greco che tedesco, inglese o addirittura francese! Sono mediterranea».

Nomade evoca visioni di fuga. Tu dove "fuggiresti" in questo momento?

«Se non posso viaggiare, riesco facilmente a evadere passeggiando in un parco a Londra o a perdermi camminando tra la folla. Ma se ho tempo, vado alle isole Cicladi. Avere davanti a me un orizzonte aperto è il modo migliore per fuggire».

C'è, nel mondo, un tuo posto del cuore, un luogo dove ti senti più a tuo agio?

«Amo tutte le isole greche. Mi sento a casa ovunque. Anche andare a trovare mia madre in Francia mi dà una sensazione di sicurezza e comfort».

© Fornito da D La Repubblica

Nel 2010, giovanissima, hai vinto la Coppa Volpi al Festival di Venezia. Come hai vissuto quel momento? Se e quanto ti ha cambiata?

«È stata una sorpresa grandiosa e terrificante insieme! Era il mio primo film e non ero poi così giovane, avevo 26 anni. Stavo facendo solo teatro e danza prima di lavorare nel film Attenberg. Ho iniziato a fare cinema perché ho incontrato questa fantastica artista, la regista Athina Rachel Tsangari, ma non sapevo nulla del mondo del cinema e non mi aspettavo di vincere nulla al Festival di Venezia. Mi ci è voluto del tempo per decidere di continuare a fare film, ma di sicuro questo mi ha aiutata ad attirare l'attenzione sul mio lavoro. Sono ancora molto grata alla giuria, ma non penso che tutto questo abbia cambiato la mia personalità o il modo in cui mi avvicino al mio lavoro e alle persone intorno a me».

Qual è la tua beauty routine?

«Non faccio molto in realtà... mi limito a pulire la pelle al mattino e uso una crema idratante. Alcuni giorni uso un ombretto sugli occhi e del mascara, ma niente sul viso. E poi non mi asciugo i capelli perché mi piace tenerli al naturale».

Ti piace truccarti?

«Mi piace truccarmi quando ne ho voglia. A volte mi diverto a prendermi del tempo per vestirmi bene e fare un trucco sofisticato, anche senza un motivo particolare e alcuni giorni mi sento bene senza trucco e con indosso un jeans e una maglietta. Non mi piace sentirmi condizionata da quello che mi circonda o dal momento».

© Fornito da D La Repubblica

Ultimamente si sente parlare sempre più spesso di body shaming, tu che rapporto hai con il tuo corpo?

«È ancora difficile per me liberarmi dal giudizio sul mio corpo. Ho fatto 10 anni di balletto e ho sofferto parecchio dei pregiudizi che esistono in questa disciplina. Continuo a lottare con questa idea che un corpo dovrebbe apparire in un certo modo e voglio davvero superare questa stupida idea. Per questo abbiamo bisogno di rappresentazioni più vere delle donne che penso debbano essere di ispirazione e non un oggetto di bellezza. Ritengo che il video di Nomade e tutto il concetto intorno a questa fragranza e Chloé in generale, suggeriscano l’idea di empowerment femminile. Un vero senso di libertà, movimento, eleganza. Qualcosa che ci dia la forza di seguire il nostro istinto, il modo in cui vogliamo essere e apparire».

Foto courtesy Chloé © Fornito da La Repubblica Foto courtesy Chloé

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