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Dentro la casa più sperimentale di Fregene

Logo Elle decor Elle decor 10/06/2021 Di Carlotta Marelli
Guarda le foto e leggi la storia della Casa Albero, la casa più sperimentale di Fregene progettata da Giuseppe Perugini, Uga De Plaisant e Raynaldo Perugini. © Archivio Raynaldo Perugini Guarda le foto e leggi la storia della Casa Albero, la casa più sperimentale di Fregene progettata da Giuseppe Perugini, Uga De Plaisant e Raynaldo Perugini.

Sabato 14 giugno il tour nato dalla collaborazione tra Forgotten Architecture e ProViaggiArchitettura fa tappa a Fregene, alla scoperta della Casa Sperimentale, anche nota come Casa Albero, progettata da Giuseppe Perugini, Uga De Plaisant e Raynaldo Perugini tra il 1968 e il 1975.

Corre l’anno 1968 e Fregene è invasa dalla borghesia romana alla ricerca di un lotto dove costruire la casa al mare, luogo dove oziare e rifugiarsi nei torbidi mesi estivi. Ville e complessi alberghieri costellano questa porzione di costa facendone una delle località balneari più ambite della regione. Fregene diventa il luogo più frequentato dagli artisti e dagli attori di Cinecittà, una città ridotta all’iconografia da cartolina turistica «Saluti da…» venduta nelle tabaccherie delle strade principali.

Per l’architetto Giuseppe Perugini, invece, Fregene è molto di più di un luogo di passaggio. Ed è proprio qui che, alla fine degli anni Sessanta, l’architetto compra un terreno nei pressi della Pineta assieme alla moglie, Uga De Plaisant — anch’ella architetto — per costruire la sua casa al mare.

Una volta cresciuto e iscrittosi alla facoltà di architettura, anche il figlio Raynaldo inizia a partecipare alla realizzazione della casa e i tre vengono così soprannominati “I 3P”, trasformando questo progetto in un caso unico e raro di auto-progettazione familiare. Ridurre il discorso alla sola idea di costruire una residenza estiva sarebbe un grave errore, poiché la casa che Perugini realizza a Fregene non è soltanto un rifugio domestico, ma uno dei primi casi di sperimentazione di un nuovo linguaggio architettonico che propone una rilettura in chiave contemporanea della classica tipologica abitativa familiare.

La Sfera della Casa Albero progettata dai 3P (Giuseppe Perugini, Uga De Plaisant e Raynaldo Perugini) a Fregene © Stefano Perego La Sfera della Casa Albero progettata dai 3P (Giuseppe Perugini, Uga De Plaisant e Raynaldo Perugini) a Fregene

Perugini, venuto dall’Argentina con l’intenzione di fare lo scultore ripiegando solo successivamente sull’architettura, pensa e realizza la Casa Albero come una “casa continuum”, un eterno work in progress dove esperire il senso della vita tramite il rapporto diretto con la natura circostante. Il suo essere un cantiere perpetuo la rendeva modificabile ed espandibile all’infinito.

Questo complesso residenziale è formato da tre edifici di tipologia diversa. Il primo, il cuore del sistema, è proprio la Casa, disegnata con una struttura aperta, infinitamente modulare, in calcestruzzo grezzo, vetro e acciaio tinto di rosso.

Accanto ad essa, Perugini realizza la “palla”, una sfera di 5 metri di diametro concepita come appendice esterna alla casa, a sua volta esempio di struttura abitativa che il figlio Raynaldo insieme agli amici utilizzava come sala prova per suonare la chitarra elettrica durante i soggiorni estivi della famiglia. Una struttura sferica — forma perfetta e simbolo della compiutezza e della perfezione cosmica — attrezzata come una casa indipendente stavolta però unitaria.

Il terzo edificio è il risultato dell’unione di tre volumi funzionali chiamato “cubetti”: moduli spaziali cubici intervallati da semi-moduli contenenti i servizi, camera da letto, soggiorno e cucina in meno di 40 metri quadrati.

La Casa Albero progettata dai 3P (Giuseppe Perugini, Uga De Plaisant e Raynaldo Perugini) a Fregene © Stefano Perego La Casa Albero progettata dai 3P (Giuseppe Perugini, Uga De Plaisant e Raynaldo Perugini) a Fregene

Senza volersi soffermare troppo sulle caratteristiche progettuali, è interessante notare come tale esperimento vada ben oltre la semplice rivisitazione della configurazione tipologica della struttura abitativa ormai da tempo cristallizzata, ma è una vera e proprio rivoluzione culturale. La magia e la potenzialità di questo progetto non va ricercata tanto nelle sue forme, quanto nella genialità del processo simbolico e concettuale che l’ha generata. La Casa Albero è il frutto dell’applicazione della creatività della famiglia, è un’architettura fantastica, invincolabile, libera da costrizioni e condizionamenti. In un tempo in cui appare necessaria una riorganizzazione della disciplina architettonica, legata alla gravissima condizione ambientale che sta colpendo il pianeta Terra, ritengo sia necessario considerare il progetto di Giuseppe Perugini come un paradigma da seguire nel futuro prossimo. L’idea di considerare l’architettura come un’integrazione della natura specifica del luogo, e non come un’imposizione violenta su di essa, dovrebbe essere studiata nelle scuole e fungere da esempio per i progettisti del futuro.

Negli anni a venire la famiglia ha iniziato a diradare la frequenza e la durata dei soggiorni a Fregene, nel 1995 Perugini scompare e il resto della famiglia si limita a visitare la casa soltanto per occuparsi del restauro del cemento armato, attaccato dagli agenti atmosferici.

A peggiorare la sua condizione, già di per sé precaria, sono stati i numerosi atti vandalici di cui è stata vittima, ispirati anche da un richiamo ricorrente sul suo presunto abbandono da parte dei mezzi di comunicazione. Oggi Raynaldo Perugini si impegna attivamente per il restauro e la pulizia della casa, organizza attività e visite guidate che speriamo un giorno permettano a questo gioiello architettonico di riprendere vita.

Scegli tu!
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