Stai usando una versione precedente del browser. Usa una versione supportata per vivere al meglio l'esperienza su MSN.

Millennials: la finanza è roba da uomini. E in Italia pesa il divario di genere

Logo D La Repubblica D La Repubblica 07/06/2018 di Giulia Riva

In Italia la finanza non è roba da donne, eppure dovrebbe esserlo. Secondo uno studio pubblicato dalla George Washington University negli Usa (e firmato da due italiane: Annamaria Lusardi e Noemi Oggero), meno della metà dei millennials del Belpaese si può considerare alfabetizzato dal punto di vista finanziario. Un dato negativo, considerando che nei Paesi del G7 la percentuale di giovani che sanno rispondere a domande di finanza arriva a quota 56%. Ma a colpire di più e il divario conoscitivo tra ragazzi e ragazze: stando agli ultimi risultati del Pisa, il Programma internazionale Ocse per la valutazione degli studenti (che ha interpellato chi nel 2015 aveva 15 anni), nella Penisola il 45% di diciottenni maschi ne sa abbastanza di finanza, contro solo il 30% delle colleghe femmine.

Le conseguenze dell’analfabetismo finanziario

Il lavoro svolto dalle studiose italiane mette a confronto due tipi di ricerca. Oltre ai risultati Pisa, considera anche i dati raccolti da Standard & Poor’s nel 2014 con un sondaggio mondiale rivolto a persone tra i 15 e i 35 anni. «In questo caso supera il test chi dà risposte corrette ad almeno 3 domande su 4 che riguardano concetti finanziari di base: il tasso di interesse semplice, quello composto, l’inflazione e la diversificazione del rischio», spiega Noemi Oggero, una delle autrici dello studio, anche lei appartenente alla "generazione Y".La crisi dei 25 anni: Millennial e mal di vivereIn un Paese dove l’aspettativa di vita cresce e il sistema pensionistico è in crisi, i giovani sono chiamati a prender decisioni con conseguenze a lungo termine. Per questo «l’ignoranza finanziaria ha dei costi non indifferenti», continua Oggero: «Chi non sa cosa sia l’interesse composto e non sa che gli interessi maturati generano altri interessi, di solito spende di più, è più incline a sottoscrivere prestiti con tassi d’interesse elevati e rischia di più di incorrere in debiti». Tra gli studenti, poi, chi risulta più preparato sulle questioni di carattere finanziario ha anche maggiori probabilità di intraprendere un percorso universitario e aspirare a un posto di lavoro altamente qualificato (e meglio retribuito) attorno ai 30 anni.

www_donna-YOUNG WOMAN WITH A PIGGY BANK ON A YELLOW BACKGROUND © Fornito da La Repubblica www_donna-YOUNG WOMAN WITH A PIGGY BANK ON A YELLOW BACKGROUND

Cosa influisce sulla financial literacy dei giovani

Gesti apparentemente semplici, come confrontarsi coi genitori su questioni di carattere economico-finanziario, avere accesso a un conto in banca o poter utilizzare una carta prepagata incidono sulla formazione e sulle abitudini dei più giovani. Anche in questo caso, però, dallo studio di Lusardi e Oggero emerge un dettaglio non rassicurante: «Gli studenti maschi hanno più probabilità rispetto a una coetanea femmina di poter maneggiare una prepagata», ammette la ricercatrice.

Finanza e questioni di genere

Che ci siano sfide economico-finanziarie tipicamente femminili è fuor di dubbio per Oggero: «Le donne hanno un’aspettativa di vita maggiore rispetto agli uomini, ma il loro reddito mediamente è inferiore. E devono affrontare interruzioni della carriera legate alla maternità o alla cura di familiari», sottolinea.

Concorda Elisabetta Ruspini, professoressa dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e responsabile degli studi di genere per l’Associazione sociologi italiani. «Il problema è che quando si parla di donne e denaro si tende a proteggere, non a educare. Le figlie femmine di solito hanno a disposizione una paghetta ridotta rispetto a quella dei fratelli e vengono messe in guardia maggiormente sui pericoli del denaro», commenta la professoressa. «Questo mentre è chiaro che la povertà colpisce donne e uomini in maniera diversa», prosegue Ruspini: «Oggi ci sono moltissime donne anziane e sole, in difficoltà proprio perché spesso possono contare solo sulla pensione di reversibilità del marito. Continuare ad accettare che alle donne si dica di non lavorare perché devono fare figli, impatta sul potere femminile», puntualizza l’esperta. Poi incalza: «Millennial o no, se non sai gestire il denaro fatichi a entrare nel mercato del lavoro. E ti si precludono possibilità imprenditoriali. Peraltro in qualsiasi famiglia chi non porta a casa uno stipendio non ha voce in capitolo sulle scelte comuni», chiosa. citazioneC’è di più: secondo la professoressa, le possibilità economico-finanziarie di una donna possono essere messe in relazione anche al rischio di subire violenza. «Esiste un tipo di violenza che viene definita proprio ‘violenza economica’: quando una persona, più frequentemente una donna, viene mortificata nella sua libertà di spender soldi. Frasi come “Sei la mia donna, allora compri quello che dico io, indossi il vestito che piace a me”, ne sono un esempio», racconta Ruspini. Le problematiche sono tante e si riscontrano anche all’interno delle Università italiane, dove «le persone che si occupano di sociologia del denaro si possono contare sulle dita di una mano, purtroppo. E se non vengono erogati corsi sul tema, poi gli studenti non ne sanno nulla», mette in guardia la docente.

Problemi delicati e possibili soluzioni

Tra tante criticità, spunta anche qualche possibilità di migliorare la situazione. «Nella società moderna la conoscenza finanziaria è fondamentale, per questo dovrebbe essere accessibile a tutti. Se n’è accorto anche il Governo Gentiloni, che lo scorso anno ha istituito il Comitato per l’educazione finanziaria con il compito di elaborare una strategia nazionale di alfabetizzazione finanziaria. A capo della squadra c’è una donna, la professoressa Lusardi, direttrice del centro di ricerca con cui ho lavorato a Washington: mi sembra un buon segno», fa notare Oggero. Le donne sono generose, gli uomini egoisti. Lo dice la scienzaRuspini, dal canto suo, riconosce che non si può pensare che tutte le differenze di genere dipendano da questioni finanziarie. «Peraltro, anche grazie alla diffusione di internet e delle nuove tecnologie la disparità di genere tra uomini e donne si sta riducendo: ho molta fiducia nelle nuove generazioni», dichiara. Poi aggiunge un ultimo ammonimento: «Educare al denaro non significa spingere le persone a diventare grandi manager di Borsa. Basterebbe cominciare a diffondere l’idea che la donna non si occupa solo di distribuire tra i figli i soldi del partner. Una donna può fare di più, può generare denaro con il suo lavoro e poi usarlo per se stessa oltre che per i familiari. Per questo l’educazione al denaro va iniziata da bambini: se si comincia a parlarne a 20 anni, quando si arriva all’università, è troppo tardi», conclude.

Scegli tu!
Scegli tu!

Altro da D La Repubblica

image beaconimage beaconimage beacon