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Shrinkflation, quando il prezzo del prodotto non è giusto. E si può contestare

Logo Milano Finanza Milano Finanza 20/06/2022 Elena Dal Maso
Shrinkflation, quando il prezzo del prodotto non è giusto. E si può contestare © Milano Finanza Shrinkflation, quando il prezzo del prodotto non è giusto. E si può contestare

Il termine shrinkflation, in italiano sgrammatura, indica la tecnica di marketing attraverso cui le aziende riducono la quantità di prodotto presente nelle confezioni dei beni di largo consumo, mantenendo i prezzi sostanzialmente invariati. E' quello che spiega l'Antitrust, presiduta da Roberto Rustichelli, in una nota riservata a milanofinanza.it.

La shrinkflation esiste almeno dal 2012, riguarda anche il settore turistico

Si tratta di un fenomeno globale, in corso da un decennio e con origine nei paesi angolosassoni, che non riguarda solo i prodotti venduti nella grande distribuzione caratterizzati da uno stesso prezzo ma da formati più piccoli, "si estende anche ad una riduzione dei livelli dei servizi, specialmente nel settore turistico e del tempo libero", mette in evidenza l'Antitrust.

In Italia, il fenomeno in realtà non è nuovo, "è stato rilevato dall'Istat sin dal 2012, e pare essersi acuito di recente, ad esito di un generalizzato aumento dei costi di produzione", aggiunge l'Authority. Le imprese, nel tentativo di lasciare i propri margini invariati, "sceglierebbero di ridurre le quantità contenute nelle confezioni dei prodotti invece di aumentarne i prezzi per evitare una contrazione della domanda".

I due motivi per cui la shrinkflation può essere ricondotta al Codice del Consumo

Di conseguenza, la domanda da porsi è se il fenomeno della shrinkflation possa essere ricondotta al Codice del Consumo. Si tratta della norma, emanata con il decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, in materia di diritti del consumatore.  Perché ciò avvenga, devono emergere due fattori in contemporanea, spiega l'Antitrust: "l'avvenuta riduzione della quantità di prodotto presente nella confezione e l'assenza di una proporzionale riduzione di prezzo".

In presenza di tali condizioni, "il fenomeno può ritenersi pregiudizievole per il consumatore solo se non viene adeguatamente informato sulla quantità effettivamente acquistata, tramite indicazioni poste sulla confezione del prodotto o sul sito di ecommerce in caso di acquisti on line", spiega l'Antitrust. Infatti, un accertamento ai sensi del Codice del Consumo non può riguardare l'accertamento del fenomeno a sé stante, "ma la trasparenza delle informazioni a disposizione dei consumatori rispetto alla quantità e al prezzo del prodotto acquistato".

La decisione di quali referenze offrire sul mercato e con quali confezioni, invece, "attiene a scelte imprenditoriali che non appaiono sindacabili nell'ambito della disciplina dei consumi", conclude l'Antitrust. 

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